Dietro la fiera
Per chi, come me, parla 2 lingue ma rasenta i 160 cm non è facile lavorare in fiera.
Perchè è importante lavorare in fiera?
Perchè è un'esperienza che fa curriculum e perchè i compensi superano notevolmente quelli delle promozioni.
Grazie ad una fantastica botta di fortuna sono riuscita ad assicurarmi un lavoro alla fiera Euroluce appena conclusa. Il cachet era ridicolo rispetto ai canoni tradizionali: ho fatto da standista con mansioni di accoglienza e interprete e, per 6 giorni, ho preso 400€. Per chi non lo sapesse, un'interprete prende almeno un centinaio di euro al giorno.
Meglio che niente, certo.
Grazie al cielo c'era un'altra standista a tenermi compagnia. Dieci minuti dopo esserci conosciute mi si è avvicinata dicendo «Certo che io il capo me lo scoperei!». Lì capii che sarebbero stati giorni sopportabili. In effetti anche il boss si è rivelato un gran cazzone a cui abbiamo dato del tu dopo mezza giornata.
Un'altra cosa positiva della fiera è il poter essere circondati da persone provenienti da tutto il mondo. Ho così potuto spolverare un po' il mio inglese e, con notevole soddisfazione, ho ricevuto diversi complimenti per la mia padronanza della lingua.
La cosa che proprio non concepisco è: come fai, tu, persona che viaggi, a non sapere l'inglese? Ok, non sei costretto a sapere l'italiano - mi pagano anche per questo - ma non puoi arrivare dalla Russia e pretendere che ad ogni stand ci sia qualcuno in grado di parlare questa lingua. Sono soprattutto i francesi a portarsi dietro la spocchia di non sforzarsi minimamente a parlare inglese. No, loro arrivano e ti iniziano a raccontare i fatti loro in francese, nemmeno chiedendoti se lo parli o no. Eh no, tu DEVI parlare francese.
Molti orientali, invece, fingono beatamente di non capirti. Manco li avvicinassi per proporgli di vendere la propria anima. Gli chiedi in che modo puoi essergli utile e loro ti guardano così, svampiti e persi, come se gli stessi declamando un trattato in ebraico antico.
Chiaramente, per i cuori solitari o i ricercatori di avventure, la fiera è anche un florido terreno di caccia. Non è difficile ricevere garbate proposte, occhiatine maliziose o l'invito in hotel da parte di un ricco uomo proveniente da Dubai (invito ovviamente declinato con una risata).
Inoltre, per me aspirante giornalista, è stato molto positivo il fatto di aver potuto importunare qualcuno che già ha realizzato il mio sogno. Ai giornalisti era stato consegnato un piccolo trolley rosso in cui inserire tutti i materiali, e ciò mi ha permesso di individuarli subito e poterli braccare. Ho così guadagnato un paio di contatti ai quali rivolgermi per lo stage. Data la mia proverbiale fortuna alla fine si riveleranno inutili, però potrebbero sempre tornarmi utili in futuro.
Riassumere 6 intensi giorni di fiera non è facile. Mi segno un appunto per un paio di prossimi post: i racconti from Capoverde della mia collega & fare le corna alla moglie per non offendere la cultura cinese.






















