Che sarà
Ho iniziato a cancellato diverse volte questo post. La realtà è che gli attacchi - in senso giornalistico - proprio non mi vengono, figuriamoci se quello che devo scrivere non è una notizia, bensì un argomento come questo. Nonostante l'inizio incerto e chiaramente zoppicante, spero di rifarmi andando avanti.
Mi sono rivista con il Giovane Werther (questo pseudonimo non mi ha mai convinta. Per restare in ambito artistico pensavo di cambiarlo in Dottor Gachet o in Piccolo Principe. Ci penserò) in diverse occasioni nel corso dell'ultimo mese. La situazione è stata strana sin dall'inizio. Era come se non fossero passati tutti questi mesi, come se ci fossimo visti giusto la settimana prima. L'unica differenza era la distanza emotiva. Mentre lui mi abbracciava per darmi equilibrio sui piccoli seggiolini della curva, io rimanevo immobile, preferendo rispondere con un sorriso accennato piuttosto che ricambiare l'abbraccio.
Saranno stati gli abbracci, il camminare a braccetto per strada o il semplice fatto che mi faceva piacere essere lì con lui, sarà stato questo e forse altro a farmi sentire l'impulso di baciarlo alla seconda uscita. Lui rimase immobile, con gli occhi socchiusi, mentre tenevo le mie labbra e pochi millimetri dalle sue. Quando mi ritrassi inizò a spiegarmi che non voleva fare lo stronzo, che la sua decisione l'aveva presa mesi fa e non voleva tornare indietro. Anuii prendendone atto ma non concordando. A fine serata mi salutò con un bacio che ricambiai restando ferma, con le mani in tasca, sempre bloccata dal non sapere cosa fosse giusto fare.
L'uscita successiva fu più intima, molto più intima. Avrei preferito aspettare, almeno razionalmente, però gli strappai la promessa di far avvenire la volta successiva in un letto. Un po' per la comodità e l'intimità, un po' per accertarmi a livello inconscio che ci sarebbe effettivamente stata una volta successiva.
Ha mantenuto la parola e la seconda, la terza, la quarta e... e beh, le altre successive volte sono avvenute nel candore di un letto. Mi è piaciuto. Mi mancava il godermi completamente quei momenti senza desiderare che tutto finisse al più presto.
«Se mi odi, perchè sei qui con me?»
Non ho saputo rispondere. In testa avevo solo paragoni letterari che non mi sembrava il caso di scomodare. È vero, spesso lancio frecciatine ed aspetto una risposta. Questo non per adeguarmi alla risposta, ma semplicemente per averne una. Io per prima odio essere messa alle strette e sotto pressione, quindi non voglio essere io a mettere le persone in scomode e fastidiose situazioni. Allo stesso tempo vorrei capire le regole del gioco.
Sono sulla difensiva e non so come sia corretto comportarmi. Da una parte vorrei lasciarmi andare, dall'altro non posso dimenticare che per due volte, da un momento all'altro, sono stata lasciata. È oggettivo e sa anche lui che ci sono stata male, eppure non riesco a dire a parole nemmeno questa ovvietà.
Anche lui ha ammesso di mantenere volontariamente le distanze, ed io concordo. Credo sia più facile avvicinarsi con una carezza di natura sessuale piuttosto che con un gesto d'affetto, perchè è meno impegnativo. Eppure mi spiace sentire che i baci sono rari e sfuggenti, anche se sono la prima a essere titubante quando mi porge la sua mano per stringergliela.
Sarà quel che sarà.























