venerdì, febbraio 27, 2009

Dall'alto della curva

Che ci fa un'interista nella curva milanista?
Mah, questo è uno dei grandi interrogativi che mi porrò subito dopo "Se i dodo fossero ancora sulla terra, come li avremmo cucinati?".
Sarà quel che sarà, comunque ieri sera io ero lassù sulla curva a vedere il Milan uscire dalla UEFA. Circondata da soggetti perfetti per una tesi dal titolo "L'uomo, dalle caverne allo stadio. Quando l'evoluzione non si è palesata".  Mi sono divertita a vederli sventolare enormi bandiere recanti i vessilli della loro squadra, proprio come i nostri antenati agitavano la clava per intimorire glianimali feroci. I capi curva urlavano contro quelli che preferivano tenere le mani in tasca per ripararsi dal freddo piuttosto che batterle e urlare.
Siccome io ero già palesemente fuori luogo, ho tentato di mascherarmi ripetendo i cori e battendo le mani a tempo. Mi sono mimetizzata abbastanza bene, anche se proprio non ho potuto partecipare alle urla contro i nero-azzurri, È stata una serata particolare. Lì in piedi su un piccolo sgabello, evidentemente ero come un fuscello al vento, visto che ad ogni probabile gol dei padroni di casa venivo sorretta.
Dovevo essere proprio un pesce fuor d'acqua. Mi si doveva tenere per mano per non farmi perdere in quella folla incupita dalla sconfitta.

È stato strano, nel senso buono della parola. Strano perchè è come se non fossero passati questi mesi, come se prima non fosse accaduto niente. Era come essersi visti giusto una settimana prima, quasi come se fosse rimasto tutto fermo alla primavera. Quasi.
Potrei scrivere ancora a lungo, perdendomi in perifrasi e metafore. Saltando da analogie a semplici considerazioni. Ammetto che mi pesa non poterlo fare, ma data la situazione preferisco che ogni singola sillaba venga spesa a voce, guardandosi negli occhi (occhi eh). Vedrò di conservare la spinta logorroica per il giorno in cui mi verrà consegnata l'amata bresaola.

BadMicina alle 19:36 in: vita milanese
commenti: commenti (popup) | commenti
mercoledì, febbraio 25, 2009

Fare shopping in vacanza in modo responsabile

Sappiamo bene che le vacanze nelle grandi capitali europee, ma non sono, non significano solo visite nei musei e nei luoghi più celebri.
Qui a Milano è cosa comune girare per il centro e vedere turisti provenienti da tutto il mondo con le mani piene di sacchetti luccicanti delle più celebri case di moda. Armani, Gucci, Prada e così via... acquistare capi di stilisti italiani in Italia ha un fascino particolare.
Questo vale anche per noi italiani in trasferta.
Siccome io sono una di quelle persone fermamente convinta che fare shopping fuori dai propri confini si possa giustificare con la ferma voglia di sostenere l'economia locale, non potevo certo tornare da Londra a mani vuote. Insomma, loro permettono l'ingresso gratuito nei musei (cosa che l'Italia dovrebbe imparare a fare per incoraggiare un po' le masse ad acculturarsi), il minimo che potessi fare è dare una mano e sovvenzionare il Paese in altro modo.

La cosa fondamentale è darsi delle regole.
Personalmente mi sono ripromessa di acquistare cose che avrei potuto trovare solo a Londra. Complice il tempo di vacche magre nel mio conto in banca e la paura di pagare la tassa per il bagaglio in eccesso, sono riuscita a mantenere brillantemente il mio proposito.

Il primo articolo proviene da un negozio di biancheria intima che esigo in Italia il più presto possibile. Si tratta di La Senza ed offre completini basic, sensuali, mutande e perizomi come se piovesse e dai colori maliziosi. Reparto calze, accessori e trucchi. Passeggiavo per Bond Street e un baby doll rosa mi strizzava l'occhio dall'ingresso del negozio. Sono stata indecisa fino all'ultimo, essendo il primo giorno di vacanza non potvo subito darmi a spese folli, ma sapevo che la mia inestinguibile sete di biancheria intima mi avrebbe fatto artigliare qualcosa.

 
Image Hosted by ImageShack.us

Il secondo acquisto l'ho avvistato a Covent garden. C'è un negozio fantastico che offre magliette e canottiere con frasi stupide. Ovviamente ci sono anche pantaloni e cappellini abbinati, mentre al piano inferiore l'abbigliamento è tipico londinese, stile serata London Lovers al Plastic. Il commesso, chiaramente, era perfettamente vestito.
Ero indecisa tra la canotta che ho fatto mia e una maglietta che diceva, ovviamente in inglese "I ragazzi puzzano... quindi tirategli dei sassi". Questa canotta, però, ha un gioco di parole che può essere reso solo in inglese. Più tipico di così...


Image Hosted by ImageShack.us

Un altro gioco di parole su questa piccola spilla.
Sarebbe stata perfetta come regalo per le persone irritanti, ma alla fine mi sono detta che per questo genere di soggetti non vale la pena spendere soldi. Molto meglio indossare la spilla in loro presenza e dedicargli lo slogan.

 Image Hosted by ImageShack.us

Vengo ora al momento più shoppingoso dell'intera vacanza.
Durante il mio passato soggiorno londinese ignoravo l'esistenza dell'outlet di Burberry. Ora mi sono rifatta del tempo perso. So bene che Burberry ha dei monomarca anche a Milano, ma l'outlet è una cosa ben diversa.
Saltellavo per i vari reparti come un folletto dei boschi. Le mie mani si facevano rapaci e raziavano il possibile dagli scaffali. Alla fine mi sono seduta su una poltrona e ho iniziato un'attenta scrematura di tutto ciò che avevo raccolto.
Mi sono ritrovata a portare alla cassa una borsa gigante dalla stampa classica, un paio di sandaletti bianchi molto graziosi e una sciarpa classica color rosa.


Image Hosted by ImageShack.us

Concludo con un souvenir classico, ovvero una tazza piccina di Starbucks.


Image Hosted by ImageShack.us

Ho sostenuto l'economia locale, non ho avuto peso in eccesso nel bagaglio e sono riuscita anche a riportare a casa una buona dose di sterline.

BadMicina alle 20:25 in: shopping, foto
commenti: commenti (2)(popup) | commenti (2)
domenica, febbraio 22, 2009

Puzza di bruciato per la vittoria sanremese di Marco Carta

Sanremo non mi piace.
Sarà che in casa mia non c'è mai stata la tradizione di seguirlo, però è una manifestazione che non mi ha mai particolarmente interessata.
Questa premessa per dire che le mie seguenti opinioni sono dettate da ciò che ho letto sui giornali e ascoltato ai telegiornali. Mi spiace, ma sciropparmi ore e giorni di questo evento canoro proprio non mi va. Aggiungiamoci poi che non sono disposta a supportare in alcun modo una qualsiasi cosa che offre a Bonolis (ma anche alla Hunziker e compagnia bella nel corso degli anni passati) un cachet pari a un milione di euro. Ma stiamo scherzando?

Il vincitore di quest'anno è Marco Carta, giovane scoperto dal talent-show Amici condotto da Maria de Filippi.
Guarda caso la de Filippi era ospite a Sanremo, per la prima volta, proprio ieri sera. Era lì quando il suo pupillo è stato dichiarato vincitore. Casualità?
Altro dettaglio che mi fa sentire una strana puzza di bruciato. Sanremo, nel corso delle ultime edizioni, è stato accusato di essere, per dirlo in modo chiaro, muffoso. Baudo ha monopolizzato la conduzione per anni e anche la scelta degli artisti pareva più una mostra archeologica che una rosa di concorrenti.
Guarda caso quest'anno vince un giovane di poco più di vent'anni, già noto al pubblico giovanissimo appunto grazie al programma Amici. Toh, guarda caso in questo modo è stato accalappiato anche il target da scuole medie e superiori (fonte: ansa).
Aggiungiamoci che i vincitori di Amici non hanno mai ricevuto eclatanti riconoscimenti nel mondo dello spettacolo. I ragazzi avrebbero potuto iniziare ad accorgersi che, in fondo, andavano ad esporsi al pubblico ludibrio solo per guadagnarci qualche oretta in video e un paio di ospitate in discoteca. La vittoria di Marco potrebbe riportare fiducia nel programma.

Parlo da profana ma comunque da telespettatrice. A me questa vittoria puzza.

Inoltre non mi spiego come abbia fatto Povia ad arrivare secondo. Già non mi spiegavo come avesse fatto a vincere con una canzone insulta quale era "Vorrei avere il becco". Scialba e con la musica praticamente uguale alla sua precedente hit sanremere "I bambini fanno oh". Quest'anno ci riprova con una canzone omofoba dal titolo "Luca era gay". Nonostante lui abbia negato l'intnto discriminatorio, leggendo il testo a me il succo pare "Luca è stato allevato dalla madre che lo ha cresciuto come una bimba. Vista la mancanza del padre si è lasciato facilmente intortare da un uomo, omosessuale, più grande di lui e nel quale ha cercato una figura paterna. Dopo un po' lui rinsavisce e conosce una ragazza. Tutti vissero felici e contenti e la brutta malattia è solo un ricordo".


BadMicina alle 20:55 in: misteri musicali, un futuro da giornalista
commenti: commenti (2)(popup) | commenti (2)
venerdì, febbraio 20, 2009

Cornice autocelebrativa

Dopo un anno e un semestre da universitaria ho finalmente preso il mio primo 30.

Ci sono stati esami in cui ero consapevole di avere una preparazione mediocre, mentre in altri avrei meritato di più.
Finalmente la mia preparazione ha avuto il suo premio. Mi sono oggettivamente preparata molto per linguistica applicata e prendere un'altra valutazione inferiore alle energie e al tempo spesi per preparare l'esame mi avrebbe assai demoralizzata,

Ribadisco che il fattore Culo negli esami sia fondamentale. Per quanto uno studi ci sarà sempre qualcosa che si sa meno o quasi per nulla. Ho passato 4 ore d'orologio in una stanzetta con la professoressa e i miei compagni che sarebbero stati esaminati. A qualcuno ha fatto domande per cui avrei letteralmente pagato, mentre ad un'altra ragazza ha chiesto solo cose che vagamente avevo letto. Quindi, inutile negarlo, è importante studiare ma è fondamentale anche una spintarella della Dea bendata.

Come ho detto alla professoressa quando mi ha comunicato il voto... wow!

BadMicina alle 17:51 in: università
commenti: commenti (1)(popup) | commenti (1)
mercoledì, febbraio 18, 2009

Donna pera - Uomo mela

Oggi sono stata dalla dietologa.

Piccola parentesi: prima che i soliti anonimi sentenziosi preparino sfilze di insulti da riservarmi, lasciatemi fare una premessa. Chi mi conosce bene già era al corrente di questa decisione e delle motivazioni che la supportano. Chi mi conosce solo tramite questo blog, avrà facilmente intuito che ho profondi problemi di autostima. Ho problemi ad accettare il mio corpo. Sono bassa, il mio seno è giusto una seconda ed io non vedo l'ora di avere i soldi necessari per avere una florida terza. Da quando ho iniziato a prendere la pillola i miei fianchi sono aumentati. Porto una taglia 40 che mi va larga in vita ma nella quale infilo a fatica le cosce. Mi guardo allo specchio e mi vedo grassa. Lo so che rispetto a tantissime altre ragazze sono magra, so anche che molte persone vorrebbero avere un corpo come il mio. Mi spiace, nonostante io sappia tutte queste cose persisto nel non accettarmi.

Mi ha accolta una donna cordiale che si è rivelata gentilissima e disponibile. Mi ha fatta parlare delle mie abitudini alimentari, del perchè ero lì, cosa volevo chiederle. Il mio è un normopeso. 19.5 di massa corporea - da 19 a 25 c'è la normalità - prima c'è il sottopeso, poi il sovrappeso e tre differenti tipi di obesità.
Tra un paio di settimane andrò a ritirare il mio piano alimentare. Non è una dieta, solo qualche consiglio che mi aiuterà a risolvere il mio problema, più estetico che medico. probabilmente si tratta di ritenzione idrica, quindi meno sale (e meno bresaola, sigh), continuare l'attività fisica ed integrare quello che già faccio con degli sport da svolgere in acqua.
Per rassicurarmi ha spiegato che le donne hanno per loro natura, salvo rare eccezioni, una forma a pera. Gli uomini a mela, siccome si gonfiano soprattutto sulla pancia.
A questa affermazione non mi sono potuta esimere dal commentare «Perchè le pere non possono venirmi qui?» - indicando il seno. Con questa battuta mi sono guadagnata le simpatie della dottoressa, la quale mi ha etichettata come "mito" e mi ha esonerata dal fare gli esami del sangue.

Al prossimo controllo, oltre a ritirare il mio piano alimentare, riceverò anche una lezione di alimentazione. Cercherò di appuntare le cose salienti e le riporterò sul blog. Voglio in qualche modo dare il mio contributo a questo problema che affligge molte ragazze, ma anche ragazzi.
Purtroppo i media non danno una buona informazione sotto questo (e altri) aspetti. In quanto aspirante giornalista, già nel mio piccolo voglio iniziare a fare qualcosa.

SONO UNA DONNA PERA!!!

BadMicina alle 19:59 in: deliri
commenti: commenti (4)(popup) | commenti (4)
lunedì, febbraio 16, 2009

Se c'è un motivo

Riportando le parole che la mia amica Luara ha usato nel nostro ultimo scambio di sms:

- Che cosa stupida essere contro se stessi...

In realtà ha, e ho, aggiunto anche altro. Questa volta voglio essere laconica e credo che questo commento esprima al massimo il succo del mio pensiero.

Impalcature spartitraffico, fari alonati blu monossido
Due solitudini si attraggono: tu chi sei?

Come due intrusi che sorvolano le tangenziali dell'intimità
Fiutando diffidenze e affinità. Resta qui!

Da quanto siamo qua non chiederlo,
Dalle finestre luci scorrono,
Lenzuola stropicciate ...che ora è?
Stai con me!

Se c'è un motivo trovalo con me
Senza ingranaggi senza chiedere perché.
Dentro i miei vuoti puoi nasconderti,
Le tue paure addormentale con me
Se c'è un motivo.

Due solitudini si avvolgono
Due corpi estranei s'intrecciano
Duemila esitazioni sbocciano
Stai con me.

Se c'è un motivo trovalo con me
Senza ingranaggi senza chiedere perché
Dentro i miei vuoti puoi nasconderti,
Se c'è un motivo trovalo con me.
Senza ingranaggi senza chiedere perché
Dentro i miei vuoti puoi nasconderti.
Le tue paure addormentale con me
Le tue paure addormentale con me
Le tue paure addormentale con me
Le tue paure addormentale con me
Le tue paure addormentale con me

Se c'è un motivo

(Dentro i miei vuoti - Subsonica) qui per sentirla

BadMicina alle 21:54 in: liberi pensieri
commenti: commenti (popup) | commenti
sabato, febbraio 14, 2009

San Valentino: punti di vista

Eravamo insieme da poco e le cose non erano certo iniziate nel migliore dei modi.
Lui stava con un'altra quando ha incontrato me. Io me ne fregai. Avevo 17 anni e da non molto avevo finito la mia prima vera storia importante, quindi, egoisticamente, vedevo le relazioni come qualcosa di insignificante e destinate a crollare miseramente.
A novembre lo incontrai per la prima volta e subito lo baciai. Tempo un paio di mesi, tra pressioni e domande insistenti, e lui disse di aver mollato l'altra.
Giunse San Valentino e cadde in settimana. Un problema per noi, considerando che quello era un amore a distanza. Quella sera lo chiamai. Il telefono squillò a vuoto. Riprovai e il suono non mutà. Alla terza volta, dopo un paio di squilli, il telefono venne spento. Provai a telefonare fino a notte fonda, mentre piangevo e mi struggevo, ma la voce pre registrata della Tim persisteva nell'informarmi che quel dannato telefono era spento.
Attesi il week end con un peso nel petto e il sabato sera, in una pizzeria dall'arredamento medievale, lo costrinsi a confessare la verità. Lui non aveva mai mollato la tipa, non trpvava il coraggio di farla soffrire. Ma in quel preciso momento sentivo chiaramente il mio cuore spezzarsi. Piansi, singhiozzai e chiesi quello che si chiede sempre nei momenti in cui stai male da morire: perchè?

Mentre io mi maceravo l'anima attaccata al telefono, lui era con lei, davanti alla tv. Certo, inutile dire che quello che veniva trasmesso era poco rilevante, visto quello che effettivamente stavano facendo.
La cosa triste è che questa scena si è ripetuta molte altre volte. Io ignara di tutto, a chilometri di distanza, intenta a dilaniarmi con pensieri e supposizioni, mentre altrove il pensiero di me era lontano anni luce.

Credo che non vi sia regalo, fiore o cena che possa rimediare a qualcosa di simile. Amare con è guardare il calendario e ricordarsi che c'è un ristorante da prenotare proprio per stasera. Non è spendere 100€ per un mazzo di fiori che, tra l'altro, in questi giorni costano di più e durano comunque poche ore. Amare è una cosa ben lontana da tutto questo.
Amare è soprattutto rispetto. A nulla servono regali e abbracci, se poi fai piangere la persona che dici di amare per via di uno stupido moto di egoismo che speri non venga scoperto.
Bisognerebbe riflettere su questo.

BadMicina alle 23:09 in: ricordi, liberi pensieri
commenti: commenti (popup) | commenti
lunedì, febbraio 09, 2009

I confini della mente umana

Lavorare a contatto con la gente mi da occasione di rendermi conto di quanto siano stretti i confini della mente umana. Possiamo già rendercene conto quando andiamo in un locale, quando vediamo i tamarretti che si marchiano a vicenda sputandosi addosso o quando qualcuno della compagnia porta in gruppo un nuovo soggetto che sembra stato preso dal ciglio di una strada rumena. Ma credetemi, essere un qualsiasi punto di riferimento per le persone è il vero modo di rendersi conto di quanto stia andando alla deriva una società che si rincoglionisce davanti ai reality show.

Al supermercato ci si imbatte principalmente in anziani dalle idee confuse
Io: Buongiorno signora, se acquista 2 confezioni di queste pizze ci sono dei bicchieri in omaggio
Anziana: Non saprei, sono un po' a ritrosa su queste cose

Anziano: Mah, i bicchieri si rompono
Io: Eh, tutto è effimero

In casalinghe che usano i corridoi del supermercato come salottini per farsi le loro chiacchierate, sbattendosene amabilmente del fatto che piazzano i loro carrelli davanti alla postazione di una persona che sta lavorando. Oppure ci sono i soliti scrocconi che davanti agli assaggi omaggio si sentono come se fossero al buffet di un aperitivo; arrivano in 10 e pretendono di avere un caffè a testa, trovando anche da ridire quando gli si fa notare che si può fare un solo caffè per gruppo. Specifico che io sono una promoter, ovvero una di quelle sorridenti persone che viene piazzata in un supermercato a sponsorizzare un prodotto e, anche se offro DEGUSTAZIONI di generi alimentari, non sono assolutamente un bar-stazione di servizio e ho delle regole da rispettare.

Scroccone: e allora se veniamo uno alla volta ce lo fa il caffè?
Io con guardo truce: ...

E poi ci sono i geni, quelli a cui parli e loro sembrano pure capirti, ma alla fine se ne escono con una frase che ti fa capire che probabilmente stavano pensando a come schiacciarsi i punti neri.

Io: <lunga prefazione sulle qualità di una macchina per il caffè>... e qui abbiamo il beccucio per il vapore, così si può fare la schiuma per il cappuccino
Signora: Ah, interessante, potrebbe farmi provare un cappuccino?
Io: Guardi, mi spiace ma non abbiamo il latte in dotazione
Signora: Ah, capisco... allora mi faccia un caffè macchiato

Immancabili i cafoni (razza che sconfina spesso in quella degli scrocconi), quelli che ti si piazzano davanti e credono di essere arrivati ad un bar che offre merce gratis (perchè siamo scemi e abbiamo voglia di avere il conto in dare).
Il peggiore è stato un ibrido tra cafone e scroccone. Arriva al cellulare, fa un gesto che nella lingua dei segni riservata ai burini sta a significare "Mi facci un caffè!", perchè sì, secondo me lo direbbe proprio così. Non proferisce verbo, a me, almeno. Prende il caffè e inclina appena la testa come a voler ringraziare, oppure per grattarsi. Mah...

La situazione non cambia lavorando in fiera. Finchè si ha il ruolo di standista la situazione è più goliardica: arrivano clienti che già conoscono l'azienda e tutto è in mano ai rappresentanti mentre alla ragazza spetta il solo compito di sorridere, servire qualcosa da bere e scattare foto con i ggiovani in piena turba ormonale.
Quando però si è hostess in senso concreto, ovvero fasciata in un orribile tailleur elettrico e sistemata davanti all'ingresso per aiutare le povere anime confuse, le cose cambiano.

Fa specie trovarsi davanti un distinto uomo d'affari che apprende dalla mia rosea boccuccia di essere finito alla fiera sbagliata.
Uomo d'Affari: Salve, questa è la fiera del tessile?
Io: Veramente questa è la fiera MADE, edilizia, architettura e simili. La fiera che cerca lei è nel vecchio polo fieristico.
<Ho visto i suoi occhi colmarsi d'orrore>

Poi ci sono i provoloni. La fiera è un habitat ospitale per questa specie di bipede, complice la targhetta con il nome ben stampato sopra.
Fra questi ci sono i silenziosi fantasiosi. Quelli che entrano, appena appena salutano ma subito fanno scivolare l'occhio sulle gambe.
Gli scrocconi, manco a dirlo, pascolano placidi in ogni ambiente.
Un tipo ha stracciato i maroni alla mia collega pregandola di darle un ingresso omaggio. Ora, io posso anche capire che 13€ per una fiera siano tantini, ma se non hai l'invito è perchè non sei un ingranaggio utile al settore e puoi fare anche a meno di presenziare ad una fiera per la quale ti scoccia aprire il portafogli, Ma quello niente, ha pregato per un buon 10 minuti di farsi dare almeno una riduzione e a nulla è valsa la spiegazione del fatto che noi povere hostess non possiediamo riduzioni e/o omaggi.

Purtroppo molti aneddoti li ho lasciati alle parole dei racconti tra amici. Ma ora, spinta dall'osservazione del fatto che i blog monotematici dedicati ai lavori svolti a contatto con la gente e alle relative perle di sapienza, penso che mi attiverò per annotare le uscite più eclatanti dei personaggi che mi ritroverò davanti.

BadMicina alle 01:05 in: lavoro
commenti: commenti (4)(popup) | commenti (4)
giovedì, febbraio 05, 2009

Ancora paura di volare

Lunedì dovrò nuovamente fare i conti con la mia paura di volare.
L'ascensore posso evitarlo usando le scale. La metropolitana, soprattutto nell'ora di punta, la schivo usando il tram o facendomi una sana passeggiata, quando il tempo lo concede. Ma se voglio viaggiare verso luoghi lontani ed esotici, non mi resta che affrontare questa fobia.
Mi compiaccio ancora una volta per il fatto che non rinuncio ad una vacanza solo per il fatto che, per spostarmi, è necessario usare l'odiato mezzo per giungere a destinazione. Ammetto anche che qualche volta covo la voglia di annullare tutto, immaginandomi a guardare la pista da un oblo (e no, non mi annoio un po'). Giusto un paio di giorni fa ho vissuto la fase acuta di questa voglia, facendomi letteralmente paralizzare dall'angoscia.
Ho fatto, come solito, il mentale check-in dei perchè non ha senso avere paura dell'aereo ma, come è noto, la fobia è irrazionale:
- l'aereo viene periodicamente controllato in ogni anfratto
- i piloti non sono i primi babbei presi dalla strada, come invece può capitare per altri e più usati mezzi di trasporto, ma sono professionisti addestrati ad ogni evenienza
- ogni settimana si fa la conta dei morti sulle strade, mentre è più raro che cadano aerei
- il treno fa molto più rumore, odore  e scossoni
- gli assistenti di volo hanno scelto questo mestiere non perchè bramano il suicidio, ma perchè sanno che è un lavoro sicuro

Ovviamente i fifoni trovano ogni possibile motivazione per giustificare la propria paura. La sottoscritta, questa volta, ha trovato la neve.
Da 18 anni Londra non vedeva una nevicata simile... e proprio ora che devo andarci io? Nuvoloni carichi di mal tempo e piste ghiacciate mi fanno venire in mente la catastrofica immagine dell'aereo che slitta lungo la pista con conseguente disastrose. Scossoni immani al decollo e all'atterraggio, correnti da bufera e il mio sguardo perennemente incollato ai volti degli assistenti di volo, sperando di intravedere un qualche segnale che annunci l'inevitabile, sapendo bene che anche nelle fase critiche dovrebbero continuare a sorridere.

Oh, insomma, giusto oggi ho parlato con un americano in visita in Italia per presenziare alla fiera per la quale sto lavorando. Vuol dire che gli aeroporti funzionano, il maltempo non è un problema e la pioggia che cade su Milano non è l'inizio di un uragano.
Mi farò (più o meno) coraggio, prenderò il Lexotan e troverò un modo per tenere occupata la mia mente senza pensare a fiamme, vuoti d'aria e ultime parole da dire. Ma perchè l'Easy Jet non ha quei bei monitor che indicano la posizione e di tanto in tanto trasmettono qualche filmato? 

BadMicina alle 18:37 in:
commenti: commenti (popup) | commenti
lunedì, febbraio 02, 2009

Compere arretrate

Ora che il mio conto è terribilmente in rosso mi si prospettano almeno un paio di mesi lontani dallo shopping (ammesso che nel corso di questo periodo io riesca a trovare qualche lavoretto).
Per ricordarmi dei momenti in cui il mio portafogli era rigoglioso, tornerò con la memoria agli acquisti fatti negli ultimi mesi:

Fiera dell'artigianato:
Portagioie rosa in trine e merletti
Cerchietto handmade celeste con fiocco

Vari:
Avevo comprato un castissimo pigiama in previsione del capodanno in montagna, ma siccome il programma è cambiato ho pensato di cambiare anche l'inutile capo da letto con qualcosa di più adatto a me.
Reggiseno push-up color pesca - Yamamay
Perizoma grigio perla - Yamamay

Pantaloni neri da danza - Freddy

Saldi:
Giacca di pelle (ah, Fonzie) - Armani
Abito bon-ton a stampa floreale - Juicy Couture

Fox Town:
Décolleté di vernice nere (tacco 11.5 cm) - Prada
Cerchietto bianco e nero - Missoni
Maglietta rosa - Ralph Lauren Jeans
Maglietta a righe bianche e blu - Ralph Lauren Jeans
Foulard rosa - Burberry (questo è un acquisto della mamma, ma ha detto che me lo presterà in caso di necessità)

E... come acquisto finale, anche se non sono certa di poterlo annoverare come bottino da shopping... VACANZA A LONDRA!
Ecco il vero motivo della mia personalissima crisi finanziaria. Il volo di andata mi è costato 31€, quello di ritorno, a causa di quell'inutile ricorrenza che è San Valentino, ha il prezzo quasi quintuplicato (davvero, non per modo di dire).
L'hotel l'ho appena prenotato e, salvo aumenti a sorpresa al momento del check-in, per 4 notti costerà, a persona, poco meno del volo. Come spese supplementari e necessarie ci saranno: il biglietto A/R da e per l'aeroporto, la tessera per i mezzi e, chiaramente, i pasti.
London, I'm coming!

BadMicina alle 15:56 in: shopping
commenti: commenti (1)(popup) | commenti (1)