I confini della mente umana
Lavorare a contatto con la gente mi da occasione di rendermi conto di quanto siano stretti i confini della mente umana. Possiamo già rendercene conto quando andiamo in un locale, quando vediamo i tamarretti che si marchiano a vicenda sputandosi addosso o quando qualcuno della compagnia porta in gruppo un nuovo soggetto che sembra stato preso dal ciglio di una strada rumena. Ma credetemi, essere un qualsiasi punto di riferimento per le persone è il vero modo di rendersi conto di quanto stia andando alla deriva una società che si rincoglionisce davanti ai reality show.
Al supermercato ci si imbatte principalmente in anziani dalle idee confuse
Io: Buongiorno signora, se acquista 2 confezioni di queste pizze ci sono dei bicchieri in omaggio
Anziana: Non saprei, sono un po' a ritrosa su queste cose
Anziano: Mah, i bicchieri si rompono
Io: Eh, tutto è effimero
In casalinghe che usano i corridoi del supermercato come salottini per farsi le loro chiacchierate, sbattendosene amabilmente del fatto che piazzano i loro carrelli davanti alla postazione di una persona che sta lavorando. Oppure ci sono i soliti scrocconi che davanti agli assaggi omaggio si sentono come se fossero al buffet di un aperitivo; arrivano in 10 e pretendono di avere un caffè a testa, trovando anche da ridire quando gli si fa notare che si può fare un solo caffè per gruppo. Specifico che io sono una promoter, ovvero una di quelle sorridenti persone che viene piazzata in un supermercato a sponsorizzare un prodotto e, anche se offro DEGUSTAZIONI di generi alimentari, non sono assolutamente un bar-stazione di servizio e ho delle regole da rispettare.
Scroccone: e allora se veniamo uno alla volta ce lo fa il caffè?
Io con guardo truce: ...
E poi ci sono i geni, quelli a cui parli e loro sembrano pure capirti, ma alla fine se ne escono con una frase che ti fa capire che probabilmente stavano pensando a come schiacciarsi i punti neri.
Io: <lunga prefazione sulle qualità di una macchina per il caffè>... e qui abbiamo il beccucio per il vapore, così si può fare la schiuma per il cappuccino
Signora: Ah, interessante, potrebbe farmi provare un cappuccino?
Io: Guardi, mi spiace ma non abbiamo il latte in dotazione
Signora: Ah, capisco... allora mi faccia un caffè macchiato
Immancabili i cafoni (razza che sconfina spesso in quella degli scrocconi), quelli che ti si piazzano davanti e credono di essere arrivati ad un bar che offre merce gratis (perchè siamo scemi e abbiamo voglia di avere il conto in dare).
Il peggiore è stato un ibrido tra cafone e scroccone. Arriva al cellulare, fa un gesto che nella lingua dei segni riservata ai burini sta a significare "Mi facci un caffè!", perchè sì, secondo me lo direbbe proprio così. Non proferisce verbo, a me, almeno. Prende il caffè e inclina appena la testa come a voler ringraziare, oppure per grattarsi. Mah...
La situazione non cambia lavorando in fiera. Finchè si ha il ruolo di standista la situazione è più goliardica: arrivano clienti che già conoscono l'azienda e tutto è in mano ai rappresentanti mentre alla ragazza spetta il solo compito di sorridere, servire qualcosa da bere e scattare foto con i ggiovani in piena turba ormonale.
Quando però si è hostess in senso concreto, ovvero fasciata in un orribile tailleur elettrico e sistemata davanti all'ingresso per aiutare le povere anime confuse, le cose cambiano.
Fa specie trovarsi davanti un distinto uomo d'affari che apprende dalla mia rosea boccuccia di essere finito alla fiera sbagliata.
Uomo d'Affari: Salve, questa è la fiera del tessile?
Io: Veramente questa è la fiera MADE, edilizia, architettura e simili. La fiera che cerca lei è nel vecchio polo fieristico.
<Ho visto i suoi occhi colmarsi d'orrore>
Poi ci sono i provoloni. La fiera è un habitat ospitale per questa specie di bipede, complice la targhetta con il nome ben stampato sopra.
Fra questi ci sono i silenziosi fantasiosi. Quelli che entrano, appena appena salutano ma subito fanno scivolare l'occhio sulle gambe.
Gli scrocconi, manco a dirlo, pascolano placidi in ogni ambiente.
Un tipo ha stracciato i maroni alla mia collega pregandola di darle un ingresso omaggio. Ora, io posso anche capire che 13€ per una fiera siano tantini, ma se non hai l'invito è perchè non sei un ingranaggio utile al settore e puoi fare anche a meno di presenziare ad una fiera per la quale ti scoccia aprire il portafogli, Ma quello niente, ha pregato per un buon 10 minuti di farsi dare almeno una riduzione e a nulla è valsa la spiegazione del fatto che noi povere hostess non possiediamo riduzioni e/o omaggi.
Purtroppo molti aneddoti li ho lasciati alle parole dei racconti tra amici. Ma ora, spinta dall'osservazione del fatto che i blog monotematici dedicati ai lavori svolti a contatto con la gente e alle relative perle di sapienza, penso che mi attiverò per annotare le uscite più eclatanti dei personaggi che mi ritroverò davanti.