venerdì, ottobre 31, 2008

HAPPY HALLOWEEN!!!

Chi ben mi conosce è certamente al corrente del mio folle amore per i travestimenti. Poichè non posso girare per strada agghindata secondo le usanze tirolesi, o sotto feline vesti, capirete quanto possa battere il mio cuore quando mi trovo davanti feste come halloween e carnevale.

Benchè qualcuno additi questa tradizione come un plauso a Satana e alle sue gesta, per tutti gli altri questa sarà una notte fuori dagli schemi, ma in senso buono. I locali saranno pieni di gente dalle maschere più varie e insolite, suscitando in me la gioia più profonda e ancora una più sfrenata voglia di dievrtirmi.
In programma c'è un pre-serata a casa dell'Ale, in compagnia delle mie compari Nico, Luara, Vero e forse la Vale. Un gruppetto di donne celate dietro a maschere quest'anno più divertenti che spaventose.
La sottoscritta ha scelto per l'occasione un travestimento evergreen, ovvero qualcosa che non deve essere necessariamente relegato alla efstività di Halloween. Lo scorso anno, invece, mi ero ritrovata a dover mettere insieme all'ultimo qualche idea, finendo con diventare una Diavolessa, anche se al locale tutti mi chiamavano Diavolita (qui una foto).

Auguro a tutti gli avventori di questo blog un felice Hallowen!!!!

Boys and girls of every age
Wouldn't you like to see something strange?
Come with us and you will see
This, our town of Halloween

This is Halloween, this is Halloween
Pumpkins scream in the dead of night

This is Halloween, everybody make a scene
Trick or treat 'till the neighbors gonna die of fright
It's our town, everybody scream
In this town of Halloween

I am the one hiding under your bed
Teeth ground sharp and eyes glowing red

I am the one hiding under your stairs
Fingers like snakes and spiders in my hair

This is Halloween, this is Halloween
Halloween, Halloween, Halloween, Halloween

In this town, we call home
Everyone hail to the pumpkin song

In this town, don't we love it now?
Everybody's waiting for the next surprise

'Round that corner man, hiding in the trash cans
Something's waiting for the pounce and how you'll
scream!

This is Halloween
Red 'n black, slimy green

Aren't you scared? Well, that's just fine
Say it once, say it twice
Take a chance and roll a dice
Ride with the moon in the dead of night

Everybody scream, everybody scream
In our town of Halloween

I am the clown with the tear away face
Here in a flash and gone without a trace

I am the "Who" when you call, "Who's there?"
I am the wind blowing through your hair

I am the shadow on the moon at night
Filling your dreams to the brim with fright

This is Halloween, this is Halloween
Halloween, Halloween, Halloween, Halloween
Halloween, Halloween

Tender lumplings everywhere
Life's no fun without a good scare
That's our job, but we're not mean
In our town of Halloween

In this town, don't we love it now?
Everyone's waiting for the next surprise

Skeleton Jack might catch you in the back
And scream like a banshee
Make you jump out of your skin
This is Halloween, everybody scream
Wont you please make way for a very special guy

Our man Jack is King of the pumpkin patch
Everyone hail to the Pumpkin King now

This is Halloween, this is Halloween
Halloween, Halloween, Halloween, Halloween

In this town, we call home
Everyone hail to the pumpkin song

La la la, lalala, la la, lalala, la la, lalala, lalala, woo!

(This is halloween - Nightmare before christmas) - qui la versione di Marilyn Manson

BadMicina alle 11:15 in: tempo libero, vita milanese
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giovedì, ottobre 30, 2008

Escort per mezza sera

Dopo due settimane di profonda disperazione, dovuta sia al giovane Werther che alle corna di colui che per due anni ha detto di amarmi (penso che lo soprannominero l'Idiota, citando il titolo del famoso romanzo di Dostojevski), il mio inconscio decise che era giunto il momento di escogitare un nuovo evento atipico su cui accentrare i pensieri.
Per una che, come me, spulcia quotidianamente gli annunci di lavoro, non è una sorpresa la ricerca di escort mediante proposte più o meno esplicite. Solitamente mi soffermo a leggerli giusto per gustarmi la squisita idiozia maschile, ma quella volta mi interessai alle parole di un uomo che cercava compagnia per teatri, mostre e vernissage. Nessun riferimento sessuale, solamente la richiesta di una ragazza di bella presenza, colta e amante dell'arte.
Risposi beandomi della convinzione che sarei stata pagata per fare cose che normalmente avrei comunque fatto. Mail dopo mail scoprii che costui era un uomo poco sotto alla quarantina, con una buona posizione lavorativa che però gli è costata i rapporti sociali, per questo motivo era alla ricerca di una ragazza dall'aspetto piacevole con la quale presenziare a eventi culturali. Non nascosi il fatto che fosse la prima volta che mi proponevo per una simile attività lavorativa, e non celai nemmeno la mia diffidenza nel concretizzare l'incontro per cui ci stavamo scrivendo da una settimana e mezzo.
Dopo un lungo cogitare decisi di fare il salto nel vuoto e concordare un aperitivo in settimana. Cielo ancora chiaro e tanta gente in giro per rassicurarmi. Mi sembrò un buon compromesso.
Come abbigliamento scelsi qualcosa di molto sobrio: infradito, jeans e top. Estivo ma semplice, nulla che facesse intendere doppi fini da parte mia. 
Mi chiamò mentre stavo uscendo dalla metro e venni investita da una voce. Cercò di descrivermi il punto in cui mi stava aspettando e diede indicazioni sul suo look, in modo dale da poterlo individuale subito: informale, camicia e pantaloni blu.
Fu solo in quel momento che mi sovvenne il dubbio di come diamine potesse essere. Probabilmente non gli chiesi mai una foto perchè sapevo che sarei rimasta delusa, e vedendolo non avrei decisamente accettato un incontro nemmeno per parlare delle brutture di Studio Aperto. Percorrendo la strada che mi avrebbe portata in Colonne fantasticai su quale evidente difetto fisico potesse avere costui. Chiaramente, un colto e affascinante uomo d'affari non avrebbe mai avuto bisogno di pubblicare un annuncio per trovare compagnia a eventi mondani e culturali.
Il telefono squillò nuovamente quando ero ormai a due passi dal luogo concordato. Feci ancora pochi passi e mi trovai in prossimità di un vialottolo; alzai lo sguardo e vidi un uomo vestito di blu proprio di fronte a me, con il cellulare in mano e le fattezze di un armadio. Non riuscii a trattenere una smorfia di disgusto mentre gli andavo incontro tendendogli la mano.
Guardandomi intorno potevo già chiaramente percepire gli sguardi curiosi che ci scrutavano, probabilmente capendo che io ero una escort, o additandomi addirittura con un epiteto più esplicito.
Prendemmo posto su delle sedie di plastica in tinta con l'abbigliamento del mio interlocutore. Nel momento in cui lo vidi posare le terga su quel fragile materiale, che si piegò palesando tutta la sua effettiva mole, ebbi il minore che entro la fine della nostra chiacchierata lo avrei visto finire col culo a terra.

Cominciò con l'assicurarmi che non cercava sesso, che quello si può trovare ovunque e a poco prezzo ma non è ciò che cercava tramite l'annuncio. Spiegò che l'aver raggiunto una buona posizione lavorativa aveva come rovescio della medaglia il perdere lo stretto rapporto con gli amici, ed anche il fatto che fossero sposati e con prole certo non aiutava. Amante del teatro, dei libri e della cultura, aveva dunque bisogno di una ragazza con la passione per le stesse cose, senza certamente trascurare un po' di bellezza. Dote sempre gradita, anche ad una mostra di fossili.
Ordinai un drink analcolico, perchè mai avrei voluto abbassare le mie difese. Anche se certamente non avrei potuto fare pensieri impuri su di lui nemmeno dopo una damigiana di vodka pura.
Chiacchierando venne fuori che costui era fidanzato con una brianzola, poco incline a certe passioni culturali e quindi inadatta a presenziare a cose di un certo spessore. Non seppe però dirmi in maniera argomentata come mai non potesse trovare una donna con cui condividere i medesimi interessi. Con l'aumentare dell'età la cerchie delle conoscenze finisce con l'essere sempre la stessa, e trovare qualcuno diventa sempre più difficile. Disse per tentare di rispondere alla mia domanda.
Cominciai a vederlo come un soggetto da studiare e intervistare, lasciando che la mia curiosità da giornalista e l'indole da psicologa spodestassero la mera voglia di guadagnare qualche soldo.
Quando le mie domande cominciarono a farsi pungenti, L. (sono buona e userò solo l'iniziale) dirottò il discorso sull'argomento lavoro. La mia mansione sarebbe stata quella di accompagnatrice per eventi quali film, mostre e simili. Chiaramente non avrei solamente fatto la bella statuina che annuisce davanti a quadri e sifoni mostrando lo stesso interesse, ma avrei anche dovuto dimostrare di capire quello a cui stavamo assistendo, elaborando pareri e facendo paragoni. Il tutto per la modica cifra di 100€, senza escludere la possibilità di beneficiare di cene e aperitivi. Niente abbigliamenti vistosi per evitare di dare nell'occhio. Come se non fosse già di per sè strano vedere una giovane ventenne accompagnata ad un quasi quarantenne non esattamente bello come un Apollo. L'altra clausola era quella della discrezione assoluta: nessuno avrebbe dovuto sapere della cosa, per motivi di privacy.
Finito il drink e trascorse ormai 2 ore, colsi l'occasione per congedarmi. Stretta di mano e tanti saluti. Promisi che mi sarei presa tempo per pensarci, scusandomi con il fatto che tra esami e vacanze non avrei potuto essere disponibile prima della fine di agosto.

In realtà non ci pensai più di tanto, rimandando a data da definirsi il momento di prendere una decisione. Mi ridussi così ai primi di settembre, quando venni sollecitata da un suo sms in cui mi chiedeva se avessi finalmente raggiunto una conclusione. Galvanizzata dal fatto che ero giusto diretta ad un colloquio per un'importante promozione, presi il coraggio per declinare garbatamente l'offerta. «Preferirei un lavoro da poter inserire nel curriculum vitae. Nuovamente grazie per l'offerta e buona giornata».
Credo che in fondo non avessi realmente l'intenzione di imbaracarmi in una simile attività lavorativa, ma quello che era il mio attuale stato emotivo mi aveva portata a vagliare anche quell'ipotesi.

Chiedo scusa per eventuali orrori grammaticali e/o sintattici, ma anche stasera sono decisamente stanca e non eccessivamente ispirata. Volevo comunque interrompere il ciclo di post eccessivamente frivoli, sapendo che già il prossimo sarà un intervento tappabuchi riguardante gli ultimi acquisti.

BadMicina alle 22:09 in: confessioni
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venerdì, ottobre 24, 2008

Il libro di Dio

Probabilmente qualcuno si aspetta un mio intervento con riflessioni filosofiche sull'amicizia, la caducità della vita e delle relazioni umane. La verità è che sono profondamente stanca di querre di logoramento che avvengono principalmente per via mediale, e se ho qualcosa da dire mi prendo la responsabilità di farlo di persona. In fondo ho quasi 22 anni, un minimo di maturità mi pare d'obbligo.

Ammetto che ultimamente sto trascurando troppo il mio blog, limitandomi ad un paio di post a settimana che vertono principalmente su argomenti sbrigativi e/o superficiali. Questo non perchè io abbia una crisi di vocazione ed abbia in programma di abbandonare la mia passione per la scrittura, ma semplicemente perchè gli orari universitari mi fanno rincasare con addosso troppa stanchezza per potermi dilungare su qualcosa di minimamente impegnato.
Per questa sera ho scelto di dedicarmi principalmente alle immagini, nello specifico, ai fumetti.
La Nico mi ha prestato un libro a fumetti molto divertente: Dio - di Davide La Rosa - Valter Casini Editore (12,90€).
Davide La Rosa raffigura Dio come uno sgraziato triangolo con un occhio che, attraverso una serie di strisce, vive avventure in cui incontra personaggi come Nietzsche e Marilyn Manson. Davanti ai quesiti esistenziali si dimostra cinico e pungente, ma anche per i più esigenti sarà difficile trattenere le risate. Nulla di blasfemo, lo preciso per i soliti perbenisti che probabilmente già sentono le mani prudere per la voglia di farmi una lezione di catechismo.

Vi lascio qualche vignetta presa dal sito dell'autore: http://lario3.splinder.com

 

BadMicina alle 22:26 in: deliri
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martedì, ottobre 21, 2008

Se ho già un amico, che devo fare? - Riflessioni sugli appunti di etica

Stralci della lezione di etica sociale:

«Cosa solitamente si dice nel momento più lancinante del male:
- Negare: negare che quello sia male, negare che il male ci sia. Atteggiamenti, culturali e filosofici, che dicono che il male è irreale. Il male non esiste, perchè nessuno può farlo lucidamente di sua volontà. Se nego il male, dico che nessuno soffre davvero e che il male non fa male.
- Ridurre il male: rassicurare. il male è solo un momento di crisi. Se inizio a dire che il male è un momento a cui si può riparare, si comincia quasi a dare al male il nome del bene - tolgo al male la contraddizione - il male non fa più male. "Anche il male fa bene per scescere", il male diventa bene.
- Giustificare: quello che accade nel male è pieno di senso, è giusto che sia così. A questo livello, si può anche pensare che il male sia un'occasione per il bene. All'inizio sembra che il male venga riconosciuto, però poi viene giustificato e visto come un'occasione di crescita.
• Di fronte al male sono di fronte a un'esperienza di pensiero, ci costringe a cambiare il modo di pensare.
- il male costringe il pensiero a ripensarci
- il male mi riporta sempre al luogo del male. Vedo il male nella ferita di qualcuno.
- non posso più fare pensieri lineari e solari, mi costringe a guardare decisamente chi soffre. Quando appare il male, i pensieri diventano meno certi; il male fa perdere le certezze.
- nessuno è al riparo dal male (la minaccia appartiene alla vita)
- non bastano i pensieri del giorno, ci vogliono anche quelli delle tenebre
- situazione imbarazzante: chiedo una ragione, ma dall'altra parte non c'è una risposta

Questi sono solamente alcuni estratti dei miei appunti di etica. Li posto perchè quelle ore di lezione mi lasciano sempre un poì, come dire, pensierosa.
Senza andare ad interrogare i mali dell'umanità come l'olocausto o lo tsunami, mi limito a restare nell'ambito del primo esempio portato in aula dal professore: cosa si dice ad un'amica appena lasciata dal ragazzo? Mi è anche stato detto che a causa di quel paragone una ragazza, per coincidenza appena scaricata, è uscita piangendo.
Pensavo a quante di queste cagate mi siano state dette. Giusto per riportare le più famose e abusate: dai, lì fuori è pieno di ragazzi migliori di lui; sei una così bella ragazza, non farai fatica a trovarne un altro; forse è meglio così, eravate troppo diversi; ma soprattutto... il tempo guarisce ogni ferita.
Credo che queste cose, ovvero la sintesi della negazione-riduzione del male e giustificazione qui sopra, siano solamente la classica benzina sul fuoco.
Chi vi dice che io voglia qualcuno migliore? Che mi interessa di cento fugaci storie con sconosciuti? Chi cazzo sei tu per dirmi che le nostre diversità non avrebbero potuto portare a nulla? Ma soprattutto, e se mai avrò abbastanza fama per farlo metterò una sanzione per chi pronuncia questa abnorme cagata, non indottrinarmi con la stolta banalità del tempo che guarisce. Certo, se guardiamo le cose nell'ottica "la morte tocca a tutti, quindi, presto o tardi, ti passerà il dolore", è chiaro che il tempo guarirà il mio dolore.
Bene, cari pseudo-filosofi che vi riempite la bocca con questa frase fatta, guardatevi dentro e ditemi quanto le ferite più profonde siano state effettivamente sanate. Magari ora non piangete più la notte, aggrappandovi al cuscino e chiedendo invano perchè vi tocchi stare così, ma sono certa che nei vostri modi di apportarvi alla vita quotidiana qualcosa è irrimediabilmente cambiato.

Esco dall'aula con lo sguardo perso e penso. Penso a quanto sia vero che piangi chiedendo a qualcuno, chiunque, una ragione a questo dolore. Nessuno, però, sa risponderti.
Quello che ancora il professore non ci ha spiegato, è cosa sarebbe corretto dire a questa fantomatica ragazza appena lasciata. Se mai ce lo dirà, non temete, farò tesoro di quel consiglio e lo pubblicherò per tutti quelli che ne hanno bisogno.
Nel mentre, attendo la lezione di domani e le relative riflessioni che seguiranno.
Forse, nemmeno l'amico che Venditti cita nella sua canzone sarebbe abbastanza per colmare il dolore. Infatti anche lui, nell'ultima strofa, torna sul luogo del dolore.

Stare insieme a te, è stata una partita,
va bene hai vinto tu, e tutto il resto è vita
ma se penso che l'amore è darsi tutto nel profondo
in questa nostra storia sono io che vado a fondo.

Ci vorrebbe un amico, per poterti dimenticare
ci vorrebbe un amico per dimenticare il mare
ci vorrebbe un amico
qui per sempre al mio fianco
ci vorrebbe un amico nel dolore e nel rimpianto

Amore, amore illogico, amore disperato
lo vedi sto piangendo, ma io ti ho perdonato
e se amor che nullo amato, amore, amore mio perdona
in questa notte fredda mi basta una parola

Vivere con te, è stata una partita
il gioco è stato duro comunque sia è finita
ma sarà la notte magica o forse l'emozione
io mi ritrovo solo davanti al tuo portone.

(Ci vorrebbe un amico - Antonello Venditti) qui per ascoltarla


BadMicina alle 20:34 in: liberi pensieri
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giovedì, ottobre 16, 2008

Impariamo il giapponese

Servendomidel manuale (Il giapponese a fumetti - Corso base di lingua giapponese attraverso i manga - Marc Barnabé - Kappa Edizioni - 22€) che mi è stato prestato dal caro Lohe, posterò qui di seguito alcune parole/frasi in giapponese. Ho sempre trovato affascinante questa lingua, probabilmente a causa del mio fervido amore per anime, manga e soprattutto cosplay.
Eviterò la lunga e tediosa parte su hiragana e katana, più che altro perchè questo non vuole essere una lezione e tantomeno un corso di lingua giapponese, ma semplicemente un elenco di cose per aumentare il proprio bagaglio culturale. Vuoi per fare bella figura in una conversazione buttandoci dentro qualche parola straniera diversa da shopping e toilette, ma anche perchè spero di spingere qualcuno ad approfondire l'argomento.
Scriverò prima la parola in italiano e poi il suo corrispettivo in rōmanji, cioè la scritta in alfabeto occidentale.

• Vocabolario base

Sì - hai
No - iie
Buongiorno (mattina) - ōhayo gozaimasu
Buongiorno (di giorno) - konnichi wa
Buonasera - konban wa
Grazie - arigatō
Di niente - dō itashimashite

• Uomini&Donne

Uomo - otoko
Donna - onna
Persona - hito
Bambino - ko
Studente - gakusei
Professore - sensei

• Ispirazioni romantiche

Cuore - kokoro
Neve - yuki
Stella - hoshi
Luna - tsuki
Fiori di ciliegio - sakura
Notte - Yoru

• Insulti e parolacce

Stupido - baka
Brutta - busu
Pervertito - tako
Rifiuto umano - kuzu
Merda! - kuso
Maledizione! - kusokurae

Yubi de chigitta hanabira kaze ni tobu
Suki to kirai wo ittari kitari
Anata no kokoro wo kiku no yo...
Kizutsuku koto wo osorete icha dame yo
Koi wa feeling
Ai wa touching
Sarigenaku

Mikazuki no buumeran
Yurare nagara anata e tobu wa

Itsu de mo loving
Aishite iru koto wo kanjitai
Dare mo ga loving
Koishite iru no yume wo mite iru

Tegami wo kaite yabutte suteta no wa
Suki to kirai wo ittari kitari
Jishin ga nai shouko yo
Michi wa itsu de mo ushiro ni dekiru kara
Koi wa feeling
Ai wa touching
Sarigenaku

Hoshikuzu no Love Letter
Anata no mado mieru deshou ka

Itsu de mo loving
Dakishimetai futari no haato wo
Dare mo ga loving
Inotte iru wa hana ga saku koto

Itsu de mo loving
Aishite iru koto wo kanjitai
Dare mo ga loving
Koishite iru no yume wo mite iru

Itsu de mo loving
Dakishimetai futari no haato wo
Dare mo ga loving
Inotte iru wa hana ga saku koto

(Love sarigenaku - Mahō no tenshi Creamy Mami) qui per ascoltarla

BadMicina alle 19:28 in: cultura varia
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martedì, ottobre 14, 2008

Colmare il vuoto interiore

Non bisogna essere psicoterapeuta per giungere alla conclusione che tramite i miei assidui acquisti cerco di colmare un profondo vuoto interiore che mi logora.

Ieri ho comprato i seguenti articoli:

Stivali grigi col tacco - Zara
Decollette nere tacco 10 - Zara
Guanti di lana bianchi con bordi neri - Moschino
Anywhere clip rosa a forma di fiore - Tarina Tarantino
Cerchietto nero con fiocco - Oysho

Nel corso del mese scorso mi sono concessa un altro paio di piccoli sfizi:

Orecchini - Swarovski
Orologio - Swarovski
Piccolo comodino in paglietta con cassetti rivestiti in tessuto dal motivo floreale
Lucidalabbra glitterato - Maybeline

Ma soprattutto, rullo di tamburi... HO PRESO IL COSTUME DI HALLOWEEN!!!
Volevo tanto un abito da Alice nel paese delle meraviglie, ma purtroppo non era in catalogo. Così ho realizzato un piccolo desiderio che mi ha sempre accompagnata... mantengo il segreto (anche se, in realtà, ho già ventilato tutto nel nick in msn) e posterò in seguito la foto della festa.

Dal modo barbaro in cui ho scritto, e dal tema estremamente frivolo affronato, si capisce palesemente che ho scritto questo intervento solamente per non lasciare troppo solo il blog. Va bene, sono troppo stanca per concentrarmi su argomenti anche vagamente ipegnati.

BadMicina alle 20:40 in: shopping
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domenica, ottobre 12, 2008

Jeans

Ieri ho finalmente capito perchè il mio armadio scarseggia in quanto a jeans: ho paura di provarli.
Sono uscita di casa determinata a spendere i miei sudati guadagni in pantaloni casual e magari un paio per il lavoro, ma l'amara verità è che sono tornata a mani vuote. Stranamente, l'ostacolo non erano i prezzi esorbitanti, anzi, ero anche disposta a spendere 295€ per un paio di jeans Juicy Couture. Il problema è che dopo aver provato almeno 15 paia di pantaloni mi sono sentita un vero schifo.
Dai tempi delle medie ho sempre avuto problemi di autostima, ma ultimamente stanno tornando a crearmi disagio come solo a quell'epoca mi era capitato. Sto male. Se non fosse che ho un terribile schifo del vomito, probabilmente io sarei una di quelle ragazze che cade nel tranello delle dita in gola.
Allo specchio mi sono vista grassa, con dei fianchi vergognosi che accentuano la mia scarsa altezza.
Dopo aver restituito al commesso di Armani l'ultima disfatta, ho attraversato via della Spiga senza proferire verbo, sono scesa in metropolitana ed ho preso diligentemente posto, chinando la testa e giocherellando con le frange del mio scialle. Ad un certo punto non ce l'ho fatta e mi sono messa a piangere, mi sono sentita terribile e sciocca. Sciocca perchè ci sono persone che hanno davvero problemi di peso, e se mi sentissero dire che mi vedo grassa e brutta avrebbero tutte le ragioni di prendermi a schiaffi.
Fra le lacrime ho chiesto "Ti prego, mandami dallo psicologo".
Io così sento di non poter più andare avanti. Devo fare qualcosa e da sola sento di non potercela fare.
Per quanto gli amici ed i miei cari si preoccupino di dirmi che non è vero, che è tutto nella mia testa e che in realtà sono una bella ragazza sia fuori che dentro, io sento un peso angosciante da cui devo liberarmi.
Se in strada una persona mi guarda, la prima cosa che penso è che lo faccia perchè sono brutta, perchè ho qualcosa sulla faccia o cose del genere; mi risulta difficile credere che mi guardino perchè sono bella e merito uno sguardo d'interesse.



BadMicina alle 14:13 in: sfogo
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venerdì, ottobre 10, 2008

Is everything waiting for me?

L'aria frizzante della mattinata che volge a mezzogiorno, oggi mi solleticava un'idea che avevo già accarezzato questa estate, nel momento dell'estremo dolore: partire.
Ho fatto un rapido conto del mio saldo bancario e mi sono fatta galvanizzare dal pensiero di investire tutto in una fuga in America. Magari non in una località rinomata come L.A. o New York, piuttosto un posto meno inflazionato, magari un paesino tranquillo in Minnesota (e non lo farei solo per mettere in valigia un paio di Minnetonka originali). Mi sono immaginata sulle sponde del lago superiore, intenta a contemplare la natura ed immergermi nella riflessione assoluta; tra le mani un blocco per gli appunti, un libro accanto e sopra di esso l'ipod, per cercare ispirazione. Sarebbe perfetto avere anche il talento necessario per mettere insieme quattro accordi con la chitarra, così potrei canticchiare qualche malinconica canzone e annegare qualche lacrima nel lago.
Il pensiero è malinconicamente romantico e poetico, ma alla fine mi darei della cretina per aver attraversato l'oceano senza fare nemmeno un salto a NY. Quindi, alla fine, ho rinunciato alla pazzia rimandandola a quando avrò abbastanza contante per vedere la città che ha fatto da teatro a Sex & the city.

Nel frattempo, in attesa di postare la mia ricerca sociologica sui ggiovani liceali, canticchio questa canzone che ho appena risentito alla tv. Mi fa sempre tornare in mente il film Ragazze interrotte. Ho voglia di rivedermi quel film e di cantare questa canzone. Probabilmente domani mattina mi metterò ad urlarla dal balcone, sperando che non decidano di farmi rinchiudere in una comunità credendomi ubriaca e dipendente da strane sostanze.

When you're alone and life is making you lonely
You can always go...downtown
When you've got worries, all the noise and the hurry
Seems to help, I know...downtown
Just listen to the music of the traffic in the city
Linger on the sidewalk where the neon signs are pretty
How can you lose?

The lights are much brighter there
You can forget all your troubles, forget all your cares
So go downtown, things'll be great when you're
Downtown...no finer place, for sure
Downtown...everything's waiting for you

Don't hang around and let your problems surround you
There are movie shows...downtown
Maybe you know some little places to go to
Where they never close...downtown
Just listen to the rhythm of a gentle bossa nova
You'll be dancing with him too before the night is over
Happy again

The lights are much brighter there
You can forget all your troubles, forget all your cares
So go downtown, where all the lights are bright
Downtown...waiting for you tonight
Downtown...you're gonna be all right now

And you may find somebody kind to help and understand you
Someone who is just like you and needs a gentle hand to
Guide them along

So maybe I'll see you there
We can forget all our troubles, forget all our cares
So go downtown, things'll be great when you're
Downtown...don't wait a minute for
Downtown...everything's waiting for you

Downtown, downtown, downtown, downtown...

(Downtown - Ptula Clark) qui la scena del film

BadMicina alle 23:46 in: liberi pensieri
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mercoledì, ottobre 08, 2008

Alla fin della fiera

Ieri ho concluso la mia prima esperienza lavorativa come hostess di fiera. Questo tipo di lavoro mi è sempre stato precluso, e certamente anche ora non mi sarà facile trovare altre opportunità, a causa della mia modesta altezza. A quanto pare, per varcare la soglia della fiera ed accomodarsi fra gli stand, bisogna svettare almeno sui 170 cm.
Grazie al cielo, qualcuno va oltre questo inutile dettaglio superficiale e mi è stato permesso di coprire questa carica in occasione della fiera BI-MU; tratta di macchine utensili, robot, automazione.

L'azienda che ha avuto cura di me è la M.T.A. Si occupa di refrigeratori di liquido, essiccatori e anche condizionatori.
Inizialmente il mio ruolo consisteva nell'occuparmi delle vivande, cioè disporre sui tavoli ciò che la fornita dispensa offriva e servire ai clienti da bere. Le cose si sono modificate il secondo giorno, quando è stato riscontrata una scarsa affluenza di clientela ed io mi vedevo costretta a contare i pulviscoli di polvere che cadevano sulla moquette azzurra; sono stata così insignita dell'onorificenza di volantinatrice. Posizionata fuori dallo stand dovevo porgere dei volantini illustrativi ai passanti e sorridere anche quando i simpaticoni di turno reclamavano il mio numero.
Una lode particolare va alle scolaresche. Per ben 3 giorni su 5 i padiglioni sono stati presi d'assalto dagli studenti di istituti tecnici. La fauna era prevalentemente maschile e credetemi, un sociologo avrebbe pianto di gioia e ringraziato il cielo. Tutto ciò merita un post apposito, perchè mi pare inadatto costringere tanti fantastici aneddoti in questo resoconto generale sulla fiera in questione.

A metà del terzo giorno c'è stato un cambio del personale. Sinceramente, ho ringraziato molto il fato per questa decisione. È arrivata una ragazza molto simpatica che si prestava volentieri a scambiare quattro chiacchiere, e questo mi ha fatto un enorme piacere. Benchè i precedenti responsabili fossero sempre educati e gentili, secondo il mio modesto punto di vista non risultavano esattamente il massimo della compagnia. Quindi, quando mi si è presentata l'occasione di parlare serenamente con qualcuno, andando oltre il "Per favore potresti... grazie!", non ho potuto fare altro che prendere piacevolmente questo evento.
Ho ringraziato nuovamente il destino quando, portando il caffè, al mio enunciare la presenza della panna, mi sono sentita rispondere scherzosamente "Se dici panna poi qualcuno pensa male...". Grazie! Finalmente iniziavano a volare anche riferimenti sessuali che, si sa, rendono più interessante e stimolante una giornata di lavoro (ma anche universitaria, di shopping, di sport, di vacanza ecc...).

Praticamente sono stata pagata 70€ al giorno per mangiare le delizie che provenivano dalla dispensa, spaziando dalle patatine alla mortadella, senza farmi mancare vino e Coca-Cola. Ho guadagnato questa cifra per aggirarmi per gli stand a dare volantini e socializzare con i presenti perchè, chiaramente, le hostess devono risultare sempre sorridenti e accomodanti.
Avevo anche instaurato un dialogo interessante con uno dei ragazzi ai tornelli, ma il giorno dopo avermi conosciuta non si è presentato al lavoro. Che sia stata colpa mia? Ammetto che a volte risulto un pelino espansiva e forse potrei intimidire qualche puritano... ehm... ok... forse ha preso paura ed ha passato l'ultimo giorno di lavoro accucciato in un angolo a graffiarsi il volto.
I ggiovani in gita hanno rallegrato la maggior parte delle mie giornate, regalandomi con il loro candore adolescenziale, e la scarica ormonale galoppante, una generosa dose di autostima. Il che non è male. Ma, come ho già accennato, loro meritano un post apposito.

Recensisco l'esperienza portando con me un mal di piedi non indifferente, dovuto al fatto che ho indossato ogni giorno i tacchi 10cm per cercare di non sembrare un folletto di nero vestito. Mi consola sapere che la signora dell'edicola si è complimentata con me per l'eleganza con cui mi destreggiavo su quei sottili trampoli; visto che il commento proviene da una donna, lo apprezzo doppiamente.
Ah, sono anche lieta di constatare che il mio fondoschiena è gradito da un ampio range d'età. Insomma, sono cose che ad una ragazza fanno piacere.

 

BadMicina alle 19:31 in: lavoro
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venerdì, ottobre 03, 2008

Il giovane Werther

Il giovane Werther, almeno su queste pagine, non è il protagonista del celebre romanzo epistolare di Goethe. Con questo pseudonimo voglio indicare una persona di cui ho già ampiamente parlato all’interno del blog, senza però nominarlo mai direttamente.

È una persona che mi ha accompagnata, per un breve tratto, lungo la mia strada, lasciandomi poi, all’improvviso, per imboccare un viale secondario che lo avrebbe portato altrove. Lontano. Troppo lontano anche per i miei occhi.

Inizia come la più classica delle storie: un’amica ti presente un suo amico e nasce qualcosa. Diciamo che di più banale potrebbe solo esserci la storia della ragazza benestante che si innamora del teppista di strada, trama che ha portato al successo Moccia e altri scrittori che, però, non hanno ricevuto lo stesso calore.

In un certo senso la mia situazione riporta lo strascico di questo canovaccio. Lui è figlio di medici, quindi fate voi i conti. Io provengo da una famiglia assolutamente normale, nella media, direi.

Ma prima che i moralisti  arrivino a sentenziare che uscivo con lui per arrivare chissà dove, o beneficiare indirettamente del loro conto in banca, metto subito in chiaro che mai e dico mai  mi è importato di quello. È un dettaglio che scoprii in seguito, quando già mi trovavo a sorridere all’idea che lo avrei rivisto.

Perché è questo che mi piaceva di lui, più di ogni altra cosa: mi rendeva felice. Felice, come da tempo non lo ero.

Quando sapevo che saremmo dovuti uscire insieme, contavo le ore. E se fra noi si interponevano intere giornate, arrivavo a pensare che tutto quello che stava fra me e lui non aveva alcuna importanza.

Mentre camminavamo si fermava per baciarmi. All’improvviso, senza che vi fosse un apparente motivo o senza che chiedessi nulla. Per me era una novità. Per me era speciale.

Mi baciava quando il semaforo diventava rosso, e allora quel colore che per molti automobilisti è motivo di stress, per me diveniva un momento di cui godere col sorriso sulle labbra. Preferivo arrivare tardi da qualche parte, pur di avere qualche bacio extra; e poi, che accidenti mi importava di un qualsiasi ritardo, quando avevo lui accanto a me?

Al primo incontro fui io a strappargli un bacio. Fu proprio rubato. Nel caos della metropolitana in stazione centrale accostai le mie labbra alle sue, e mai mi pentii di aver osato tanto, rischiando un rifiuto da quello che era effettivamente un estraneo.

Parlavamo tanto, anche questo mi piaceva. Sarà che non ero abituata ad avere un simile dialogo con un ragazzo, ma discutere e spesso scontrarmi con lui era per me fonte di immensa gioia. Mi piaceva scornarmi con le sue opinioni divergenti, e credo che sia un modo per crescere.

Mi mancava tremendamente quando non c’era.

Il mio più grande rimpianto, come riuscii a dirgli solo quando ormai non c’era più nulla da salvare, è di non averlo mai fatto sentire importante come in realtà era.

Ed ora mi ritrovo a constatare che il tempo trascorso insieme e quello che adesso ci vede divisi sta arrivando a equipararsi. Forse è proprio per questo che posso finalmente, non senza provare una forte malinconia e versare più di una lacrima, arrivare a scrivere, seppur in breve, quello che per me hanno rappresentato quei 5 mesi.

Risulta più facile narrare di 1000 fugaci e peccaminosi incontri, piuttosto che raccontare di quella storia che ti ha spezzato il cuore.

Ha deciso di lasciarmi improvvisamente, una prima volta,  colto dalla convinzione che tra noi non sarebbe potuto nascere niente di profondo. In fondo, me lo sarei anche dovuto aspettare da un ragazzo che solo a breve compirà 20 anni e che ha lasciato il suo cuore dall’altra parte dell’Atlantico. Viveva ancora nel ricordo di storie che non si erano compiute e che, forse, mai si sarebbero concretizzate.

Poco dopo aver ricevuto una sua lettera, per mano della nostra amica in comune (lei vorrebbe essere sicuramente nominata come Nicoleone, e così farò), mi arriva la più inaspettata delle sorprese. Il giovane Werther non voleva divenire preda dei suoi dubbi e mi invitò a passare un paio di giorni sulla neve. Io e lui, da soli, avvolti da quel candido manto che ti abbaglia e fa apparire tutto come incantato.

Lo ricorderò sempre come il profumo del mare e della neve.

Quando sprofondavo nella sabbia con i tacchi. Quando l’aroma della mia crema per le mani si spandeva per la macchina e per tutta la casa, ed ora proprio non riesco né a gettare né ad annusare il profumo che esce da quel tubetto rosa.

Lo ritrovo in canzoni che a lungo non sono riuscita ad ascoltare, e solo da poco posso perfino cantarle, come facevo prima, con lui, o ancor prima che le mie labbra conoscessero i movimenti del suo nome.

Se ne andò una seconda volta, veramente. Mi abbracciò forte e prendemmo direzioni opposte.

Diceva che era meglio così, andarsene ora prima che mi innamorassi, mentre lui non riusciva a lasciarsi andare completamente. Costruì un muro di motivazioni che riuscii a scavalcare ed abbattere con una pacatezza che stupì anche me, ma non bastò.

Solo recentemente mi confessò che la vera motivazione la conoscevo bene, perché in passato aveva coinvolto anche me, quando avevo circa sedici anni. Dietro a tutti i suoi dubbi albergava un’altra storia, incompiuta come la XI sinfonia di Beethoven; ironia della sorte, si trattava di una ragazza di Parma della quale si era infatuato anni fa, senza però riuscire a concludere nulla e rimanendo intrappolato negli adolescenziali tormenti emotivi tipici della situazione. Lei è fidanzata da tempo ma lui, come è tipico degli innamorati ciechi e ottusi, in quanto innamorati, persiste nel vedere per loro un futuro. C’è questa cosa in sospeso, mi disse.

Almeno sapevo in nome di cosa ero stata lasciata a piangere. Magra consolazione, ma per me fu importante sapere la verità.

Quello che lui non sa, e non saprà mai a meno che non si soffermi esattamente su queste righe, è che io ero già innamorata di lui. Diverse volte volevo dirgli quelle due parole che segnano l’inizio di qualcosa di reale, vero e profondo. Ma la paura, e solo ora mi rendo conto che era una paura fondata, di sentirmi fare un discorso su quanto fosse contento di sentirmi dire quello, ma che non poteva ricambiare, mi ha frenata ogni volta. Credo sia stato meglio così.

Non ho mai potuto definirlo come il mio ragazzo. Non voleva rendere formale quello che c’era fra noi, perché avrebbe significato, in qualche modo, legarsi e precludersi una via d’uscita nel caso in cui l’altra avesse deciso di tornare. In cuor mio, stupidissima me, quell’ aggettivo possessivo era già insito in quello che provavo.

Ora, dopo cinque mesi e tanti avvenimenti accaduti nel frattempo, sono pronta a condividere questo racconto senza adagiarlo su un piedistallo, ma vedendolo da una luce oggettiva. La riflessione che ne scaturisce mi porta a non poter negare che c’era effettivamente troppa divergenza fra il modo in cui io valutavo questa storia e il suo troppo distante punto di vista.

Io stavo investendo molto. Per lui, al contrario, ero solo un qualcosa di transizione nell’attesa.

Terminare questo racconto terapeutico in modo romanzesco mi pareva inopportuno, soprattutto perché non volevo lasciar intendere che sono ancora intenta a fare e disfare la mia tela, aspettando, chissà, un suo ripensamento. Sarebbe romantico, forse un po’ sciocco e adatto a qualche storiella da pagine centrali di un periodico femminile e melenso; certamente, non corrisponderebbe a realtà.

Il perché di queste righe si può riassumere nel fatto che per me scrivere è il più grande dono che possa fare, nonché l’arma più potente.

Non ho la convinzione di aver scritto l’opera definitiva. È una storia come molte altre, e tutti potrebbero raccontare una vicenda analoga che li rende protagonisti. Forse, per tutti i lettori, tutto ciò non è nulla di speciale. Per me, al contrario, è uno stralcio molto importante che desidero immortalare come in una foto e lasciarlo qui.

Simbolicamente, affido all’inchiostro un ricordo che mi spiacerebbe veder deteriorato dal tempo, ma da cui avevo un estremo bisogno di liberarmi.

 

 

 

BadMicina alle 20:28 in: ricordi, emozioni, confessioni
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mercoledì, ottobre 01, 2008

This is Plastic!

Sono stata ospite nella dimora marittima della Nico per ben 2 settimane ed ora, in occasione di una vacanza dei miei, è giunta l'ora di ricambiare.
Casa libera ed estate finita da pochi giorni, mi sembrava doveroso salutare l'autunno con un paio di sere vissute all'insegna del divertimento. Pare che ci si goda davvero la propria città, solo quando qualcuno ti viene a trovare. Ed in effetti è così. Non che la rossa compare sia una novellina del capoluogo lombardo, ma la vita notturna tipica del luogo ancora le mancava da provare. ED io, detentrice di un diploma di tecnico dei servizi turistici, mi sono sentita in dovere di colmare questa lacuna; ciò in attesa di portarla, al più presto possibile, in quella che sommi luminari della medicina-psicologia-sociologia-filosofia definiscono come la vera capitale del mondo. Ma non divaghiamo, questo argomento avrà il suo spazio prossimamente.

Dopo esserci godute South Park, e scoperto con sommo gaudio la presenza di un divertente Timmy canterino nel bel mezzo della sigla, siamo andate al centro commerciale per prendere i viveri di prima necessità non presenti in casa. È noto che fare la spesa a stomaco vuoto è controproducente, perchè si finisce per acquistare cose che poi si rivelano superflue e dannose per la linea. Il nostro cesto si è così colmato di: pizzette, Nippon, patatine, gin, lemon...

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Pasteggiamo a suon di gin-lemon casereccio, lo stesso che abbiamo infilato sia nei bicchieroni che in una bottiglietta per poterlo portare fuori e risparmiare sui drink. Così ci siamo avventurate fino alle Colonne ridendo, barcollando e abbeverandoci del sacro nettare da noi custodito.
La prima tappa della notte è stato lo Shu, approfittando del fatto che si entrava gratis. Ho avuto nuovamente conferma del fatto che l'attuale musica revival si riassume nei successi che giravano nel mio mangianastri alle medie, mi chiedo allora che ne sarà di me nel momento in cui alle serare revival sentirò i Tokio Hotel. Il target d'età era 30-40 e questo mi faceva sentire ancora giovane, in fondo mica posso avere tentennamenti sull'età a quasi 22 anni.
Dopo un'oretta, durante la quale ho anche ballato sulle note di Neja, ci spostiamo al numero civico limitrofo per scendere al Divina. Senza infamia e senza lode, ma certamente più grande dell'Hollywood. La musica hip-hop ed il free-drink ci tengono compagnia anche mentre mi si avvicina un losco figuro che mi domanda
«Ma il mio amico Mario, per trovare l'amore, cosa deve fare?»
Io in totale scioltezza «Avere una gran botta di culo!»
Costui si congeda ridendo di cuore e abbracciandomi. Mah, contento lui.
Alle note del ghetto si passa poi all'house, un pò meno divertente. Quando i piedi iniziano a farci troppo male usciamo e prendiamo posto su un pezzo di marciapiede ancora libero, e subito veniamo accalappiate da un'insolita coppia di studentelli bocconiani. I classici soggetti con cui parli giusto per farti poi quattro risate nel tragitto verso casa.

Il giorno seguente abbiamo avuto continui sentori di vomito. Credevamo che le nostre viscere avrebbero fatto i bagagli e ci avrebbero abbandonate. Grazie al cielo così non è stato, ma per tutta la giornata si sono vendicate a suon di fitte ed un senso di malessere costante. Abbiamo così deciso di lasciare la bottiglia di gin al suo destino.
Il sole cala e finalmente cominciano i preparativi del nostro venerdì notte: PLASTIC.
Sarebbe stata anche la mia prima volta in quel locale storico di cui tanto si parla, soprattutto per la feroce selezione all'ingresso che non lascia scampo a chi non ha amici fra i gestori o non è palesemente omosessuale. Ci agghindiamo come due regine sadomaso, o comunque passeggiatrici da marciapiede e ci rechiamo come prima tappa ad un locale in P.ta Romana. Scendiamo dal taxi e ci si palesa lo spettacolo di una masnada di persone fighette appollaiate intorno ai tavoli, dall'alto delle loro borse Vuitton e Balenciaga guardavano noi che sembravamo appena scese da un camion di trafficanti di prostitute. Per fortuna Lohe ha mandato in nostro soccorso un suo amico, che ci ha accompagnate al tavolo in attesa che il nostro salvatore e la dolce Luara ci raggiungessero. Un drink, qualche risata in compagnia e giunge rapidamente l'ora del Plastic.
Il temutissimo buttafuori non rappresenta per noi una minaccia, poichè il biondo Gerardo (sì sì, quello dello scherzo, il finto finnico) è cliente abituale e non ha problemi ad assicurarci il superamento della catena.
Ci troviamo in un corridoio psichedelico e già mi piace. La sala Bordello, nella quale ci siamo intrattenuti per ballare sul cubo, è ormata da specchietti su ogni parete. La fauna era assai particolare e spaziava dai tipici punk anni 80 ad un cubista ammiccante di latex vestito.
La sala centrale si è subito riempita ed è diventata invivibile, ci siamo rimaste giusto il tempo di intonare Stupid Cupid. Il resto della nottata lo abbiamo passato nel privè, sorseggiando un drink e chiacchiarando, o meglio, io ho sociologicamente osservato le masse e aiutato un simpatico ragazzo a riallacciare le sue bretelle zebrate.
All'uscita ho chiesto ad un ragazzo di prestarmi il suo cilindro viola, ed ecco il risultato

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No, questi due fanciulli non sono i nostri accompagnatori. A farci da cavalieri ci hanno pensato i galanti Lohe e Gerardo.

La vacanza milanese della Nico si conclude con una dormita di mezz'ora contata prima di accompagnarla alla metropolitana. Lei, però, mi ha promesso che tornerà ad essere mia ospite il prima possibile.
Ci conto davvero.

Sono felice, veramente felice, di aver incontrato un'amica come lei. Mai avrei pensato di incontrare una persona del suo genere proprio in Cattolica. Per fortuna è successo. Quindi, grazie a chi di dovere.

BadMicina alle 21:03 in: vita milanese
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