domenica, giugno 29, 2008

Noi abbiamo dei valori!

Il lavoro da promoter ha più svantaggi che vantaggi: in primis la paga, che mai ho visto arrivare oltre ai 50€; stare in piedi per 8 ore e dire SEMPRE la stessa cosa, ovvero le caratteristiche del prodotto da promuovere; il pagamento arriva a 60 giorni.
I lati positivi... al momento non mi vengono.
Nonostante io abbia frequentato un corso biennale di microspecializzazione come hostess congressuale, non posso far fruttare i miei studi a causa della mia scarsa altezza. Infatti, pare che per spuntare dei nomi da un elenco, mansione tipo delle hostess, si debba essere alte almeno 170cm. Pare inoltre che il compenso sia direttamente proporzionale allo stacco di coscia; benchè la dinamica del lavoro sia la medesima, cioè indossare un tailleur e stare in piedi sorridendo, la paga delle hostess è di almeno 20€ maggiore.

Potete immaginare la mia gioia quando trovai un annuncio in cui si cercavano hostess per degli eventi di quartiere, quello contiguo al mio, e non era richiesta un'altezza minima. Prenotai subito un colloquio e venni prontamente ricontattata dal responsabile della zona in questione.
L'evento è un pò datato, risale infatti, se non erro, al periodo di marzo/aprile. Per svariati motivi non l'ho mai riportato ma, seppur con un lieve ritardo, direi che merita attenzione.
Puntuale mi sono presentata all'appuntamento presso il "nuovo ufficio del consiglio di zona" in zona Amendola-Fiera. Mi trovo così di fronte ad un piccolo prefabbricato, un mini-ufficio pronto a volar via alla prima brezza insistente, nel quale il consigliere con cui avevo appuntamento era intento a mangiarsi una pizza.
Mi accoglie con educazione e mi invita a sedermi. Guardandomi intorno si intuiva subito l'orientamento politico verso il quale pendevano le suddette feste di quartiere. Evitando di fare nomi e cognomi, anche se la tentazione è forte, diciamo che si trova politicamente al centro.
Inizia ad illustrarmi il suo programma politico, l'importanza di avere un lavoro ed una casa e come intendono muoversi per porre rimedio a questo problema. Ha tentato di stordirmi con i classici monologhi da campagna elettorale, mettendo a lustro tutte le meraviglie che la sua fazione si propone di fare. Io annuivo fingendomi interessata, curiosa di vedere quando e come mi avrebbe parlato del lavoro in qualità di hostess. Ferma il suo discorso chiedendo di me e del mio percorso di studi. Gli spiego che sono una studentessa dell'università Cattolica, aspirante giornalista di costume che non disdegnerebbe il ramo moda&spettacolo.
Dopo un'altra decina di minuti spesa ad esaltare la mia scelta di volermi dedicare all'andamento della società, perchè, ebbene sì, è alla società ed al  soddisfacimento dei bisogni dei cittadini che si vuole muovere grazie alla sua elezione come consigliere di zona. Finalmente si entra nell'argomento lavoro. In occasione in un paio di eventi di quartiere erano necessarie due hostess, una bionda ed una mora, da vestire elegantemente e mettere a dare volantini di partito. Si cercavano studentesse universitarie per aiutarle a trovare lavoro. In effetti, poveri noi studenti, è spesso difficile conciliare studio e lavoro, quindi un lavoretto saltuario è come una manna dal cielo.
Il trucco si svela immediatamente dopo la panoramica delle buone azioni. Dopo una decina di lavori retribuiti, si richiede alle ragazze di ricambiare il favore lavorando gratis alle manifestazioni successive. Se poi ti tesseri alla loro associazione, eufemismo per indicare il tesseramento al partito, allora hai ancora più possibilità di essere riparato dalla generosa ala di questi benefattori.
Persisto nel mostrarmi interessata, data la necessità di trovare un lavoro.
"Per queste date abbiamo già trovato una ragazza mora. E' la figlia di..." ed ha nominato una carica comunale. Non ricordandola con certezza, preferisco non citarla.
Rimasi basita davanti al candore con cui mi diceva che il lavoro era già stato affidato ad un'altra, preoccupandosi però di specificare che si tratta di una figlia di qualcuno delle alte sfere. Subito dopo ha aggiunto che anche la hostess bionda aveva un cognome noto negli uffici comunali.

Insomma, morale della favola: dopo un condito e buonista discorso sulla necessità di aiutare le persone a trovare casa e lavoro, mostrando empatia per la condizione di noi studenti che dobbiamo barcamenarci tra studio e qualche lavoretto per non dover dipendere dalla borsetta di mamma, senza dimenticare la classica e sentita frase "Noi abbiamo dei valori!". Ecco che alla fine di tutta questa convincente manfrina, il neo-eletto consigliere di zona mi confessa che il lavoro, per il quale ero appunto andata a sostenere un colloquio, era già stato assegnato a due figlie di qualche altisonante nome della sfera comunale. Certo, non ha dimenticato di accompagnare la dichiarazione con l'aria contrita di chi deve subire passivamente certe scelte.
Ho fatto un viaggio a vuoto, o meglio, sono uscita di casa solo per rendermi ulteriormente conto che, in fondo, il mondo è destinato a girare così.

Per fortuna che loro hanno dei valori...

BadMicina alle 21:07 in: lavoro
commenti: commenti (1)(popup) | commenti (1)
mercoledì, giugno 25, 2008

Strada facendo

Vediamo, dov'ero rimasta?
Ah sì, ero ferma ad un bivio.
Da una parte l'idea, vista inizialmente come la panacea di tutti i mali, di fuggire per 2 mesi a fare l'animatrice in un villaggio turistico seminato da qualche parte in Italia.
Dall'altra, attenermi ai piani originali ed affrontare il destino a muso duro. Quindi full-immersion di mare (prevedo dolorose vesciche da insolazione), tempo per studiare storia ed informatica (quest'ultima rimandata a settembre per disperazione) e la necessità di trovare un palliativo.

Ebbene, all'alba del 25 giugno ho finalmente preso la mia decisione. Scelgo il sentieno numero due, ovvero abbandono l'idea del villaggio. Anche se, a conti fatti, nel mio futuro libro ci sarebbe stato bene un capitolo intitolato La grande fuga. Ma c'è sempre tempo, visto che non ho ancora steso nemmeno una riga.
La realtà è che mi stanco facilmente delle cose, siano esse grandi progetti, acquisti e, purtroppo, a volte anche persone. L'insight di dedicarmi al divertimento di sconosciuti turisti mi ha tenuto la mente impegnata per circa 3 giorni, giusto il tempo di farmi qualche colorato viaggio mentale mentre passeggiavo per il parco con l'i-pod nelle orecchie. Senza escludere l'immagine del momento in cui avrei incassato il sudato, ed anche molto magro, stipendio.
Ho anche fatto il colloquio presso un'agenzia che mi è stata segnalata da un ex compagno delle superiori, ma non mi sono nemmeno impegnata a mandare altrove il mio curriculum. Ho abbracciato l'idea del: se non mi chiamano, è perchè è destino che io non parta.
Ok, ammetto che al destino ho anche allungato una mano. Per assicurarmi di non avere un ripensamento dell'ultimo minuto, mi sono iscritta in palestra. Un contratto per 4 mesi, frequenza libera, gentilmente finanziato dai miei genitori; probabilmente perchè hanno visto che in questi giorno sono veramente giù, ma credo che sia complice anche il fatto che quest'anno non mi hanno pagato danza.

Dopo l'esame di teorie e tecniche della comunicazione di massa, previsto per il 30 di questo mese, potrò buttarmi nel mondo della palestra. Temo che avrò ottime possibilità di diventare una di quelle donne sentimentalmente insoddisfatte che si buttano anima e corpo nel lavoro, questo allo scopo di sopperire alla mancanza d'amore.
L'unica certezza a cui sono arrivata dopo tanto ponderare, è che scappando non avrei risolto nulla.

Visto che ultimamente non posto foto, ne ho ripescata una dall'archivio dei momenti felici. Eccomi immortalata al Mc di S. Babila dalla famosa fotografa Nicoletta. Ha catturato la mia  sentita interpretazione in stile Ragazze interrotte, ovvero da ragazza uscita da una comunità.

BadMicina alle 21:37 in: foto, interrogativi
commenti: commenti (popup) | commenti
lunedì, giugno 23, 2008

Se la vita fosse un film

Ho appena finito di vedere l'ennesimo film su Sky. Ormai anche andare al Blockbuster diventa un problema, visto che a causa degli esami mi vedo costretta a passare la maggior parte della giornata a casa, mi ritrovo ad essere spettatrice più o meno soddisfatta di tutte le ultime pellicole. Quindi anche davanti agli sterminati scaffali, gonfi di custodie bramose di essere affittate, ci metto in media un'ora prima di uscire con qualcosa fra le mani.
Stasera è stato il turno de Il bacio che aspettavo. Carter, interpretato dal morettino di O.C. Adam Brody, è un giovane sceneggiatore di film porno. Reduce da una sofferta rottura con la sua ragazza, decide di lasciare Los Angeles per trasferirsi dalla nonna nel più tranquillo Michigan. Lì la sua vita si intreccerà con quelle della vicina di casa Sarah, della figlia Lucy ed ovviamente dell'anziana parente, convinta del fatto che la sua morte sia ormai imminente. Fra il dramma di un cancro al seno diagnosticato alla prima, ed i tormenti emotivi che coinvolgono la ragazza, il giovane scrittore si ritrova a divenire il confidente di queste tre donne. Ognuna di loro attraversa una differente stagione della vita, ed a completare il quadro ci pensa la giovane e sveglia figlia minore. Carter trova così nei loro sfoghi dei perni su cui fare poi le proprie riflessioni.
A parte la trama generale, che ho trovato assai gradevole, una piccola e probabilmente insignificante scena ha attirato la mia attenzione. Nulla di rilevante ai fini della storia, eppure ha saputo catturare la mia mai sopita parte sognatrice.
Niente di più lungo di pochi secondi. Il tempo di far  sgommare la macchina di Lucy fino al locale in cui lavora un ragazzo che era da tempo innamorato di lei, ma che non aveva mai avuto speranze concrete di veder realizzato il proprio sentimento. Ecco che varca la porta, lui la vede e scavalca il bancone per correre da lei e baciarla.
Tutto qui.
Se solo la vita fosse un film, allora io mi illuderei di vivere un'emozione simile. Non ci sarebbe bisogno di parole. Semplicemente basterebbe guardarsi, sentir battere forte il cuore e capire che non desideri nient'altro se non correre fra le braccia della persona che è di fronte a te.
A volte, forse troppo spesso, mi illudo che possa succedere anche a me.

BadMicina alle 23:54 in: liberi pensieri
commenti: commenti (1)(popup) | commenti (1)
sabato, giugno 21, 2008

Jack on the beach

Sto iniziando a fare le prove per i prossimi after estivi; infatti, eccomi in piedi dopo poco meno di 4 ore di sonno.
Dopo una cena a base di ben due varianti di 4 salti in padella a casa dell'Ale, il piatto forte della serata prevedeva un whisky party al Papaya Beach Club, locale situato a Linate. Per intenderci, a due passi dal Luna Park e ad un tipo di schioppo dall'aeroporto. Il fatto che il liquore in questione fosse il jack Daniel's, mi ha costretta a convivere tutta la sera con mastodontiche scritte con la seguente dicitura: Jack On The Beach.
Ironia della sorte!
Tornando a parlare del locale. Si trattava dell'apertura della versione estiva dell'Alcatraz ed il programma prevedeva tre piste, ideate per accontentare il maggior numero possibile di gusti musicali: da una parte commerciale e revival, latino americano dall'altra ed infine, relegato in un angolo sabbioso, l'angolo indie rock/dark/british pop.
La location era di chiaro gusto estivo. Vialetto illuminato che conduceva alle varie sale, sedie di paglia e tavolini in legno per rilassarsi un pò, gli angoli bar stile chiosco sulla spiaggia ed, ovviamente, sabbia qua e là per completare l'atmosfera. Purtroppo la pioggia dei giorni passati ha reso la sabbia, ed anche gli angoli di normale terriccio, una sorta di trappola mortale per chi, come me, aveva optato per un outfit corredato di tacchi.
Appunto per questo motivo mi è stato impossibile addentrarmi nella zona rock, ma ammetto che la perdita non mi ha particolamente addolorata. Un rapido giro nel reparto latino-americano per accertarmi del fatto che non ci avrei voluto passare più di due minuti, ed ecco che mi butto sotto al tendone della commerciale. Faccio vagare lo sguardo e mi soffermo sugli esemplari più divertenti di tamarro, trovando così creste ossigenate, catenazzi rubati probabilmente alla propria bicicletta ed un proliferare di camicie sbottonate quel tanto che basta per far intravedere un ribelle ciuffo di pelo. Ah sì, non dimentichiamo il classico, e a quanto pare motivo di vanto, odore di sudore.
Traccia dopo traccia la serata si sposta sul filone anni '90, ovvero su tutte quelle canzoni che in età adolescenziale ballavo nelle fumose discoteche del pomeriggio: la passion (che mi porta sempre un pò di malinconia), freed from desire ed un paio di pezzi di Prezioso. Lo step successivo è stato chiaramente quello del revival nel puro senso del termine, vale a dire Raffella Carrà, Ricchi e Poveri e Lorella Cuccarini.
Ad un certo punto, in concomitanza con la messa sul piatto di un brano di un determinato artista, ho rallentato il ritmo fino a fermarmi completamente. Tutto intorno a me continuava a muoversi freneticamente. Luci, musica, le persone che si agitavano fino allo stremo. Io sentivo tutto quello come troppo lontano, guardandom intorno alla ricerca di qualcosa che certamente sapevo di non trovare. Alla fine ho ripreso a dare segni di lucidità, anche se dentro, ormai, non potevo smettere di pensare.
Umberto Tozzi ha dato il colpo di grazia al mio traballante stato emotivo. Ho cercato di cancellare velocemente un paio di lacrime che non riuscivano più a stare al loro posto. A quelle ne sono seguite altre, inesorabili, incontenibili. L'Ale mi ha stretta forte, portandomi in un luogo più tranquillo.
Io scuotevo il capo e lei mi ha rincuorata con una semplice frase: non c'è bisogno che tu dica niente.
Avevo lì tutti i miei amici che mi abbracciavano, ed io mi sentivo un pò colpevole per aver troncato l'atmosfera festaiola, anche se ormai la maggioranza era alla ricerca di un buon pretesto per levare le tende. Il vuoto aveva preso il sopravvento ed io mi ero fatta rapire dallo sconforto, dalla mancanza... dall'assenza.
Questo mi ha indotto a pensare a come avrei affrontato la situazione se mi fossi trovata in un villaggio a km di distanza dalle persone che mi hanno offerto il loro sostegno.
Tappa successiva, ovvero una sorta di tappa colazione, è stato un immancabile chioschetto del lurido. Dato che inizialmente l'idea era stata mia, non potevo certo tirarmi indietro. Ed ecco che all'alba delle 4:45 mi sono strafocata un panino con salamella, fontina, lattuga, pomodoro e maionese.
Ho percorso il vialetto di casa in concomitanza con l'alba. "Buona estate!", mi sono detta. Prima di addormentarmi, ecco l'sms della mia amica di sempre. Non ho parole per ringraziare tutte le persone che mi sono vicine, sempre, e soprattutto ora.
Quella appena trascorsa è stata la tanto decantata notte di mezza estate. Il momento in cui le streghe si riuniscono per i sabba bruciando le erbe vecchie. Il magico momento in cui tutto può accadere.
A me, purtroppo, nulla è accaduto. Speriamo che almeno l'estate mi porti qualcosa di buono.

Gloria manchi tu nell'aria
manchi ad una mano che lavora piano
manchi a questa bocca che cibo più non tocca
e sempre questa storia che lei la chiamo Gloria.
Gloria sui tuoi fianchi la mattina nasce il sole
entra odio ed esce amore dal nome gloria.
Gloria manchi tu nell'aria
manchi come il sale manchi più del sole
sciogli questa neve che soffoca il mio petto
t'aspetto Gloria.
Gloria (coro: Gloria)
chiesa di campagna (Gloria)
acqua nel deserto (Gloria)
lascio aperto il cuore (Gloria)
scappa senza far rumore dal lavoro del tuo letto
dai gradini di un altare ti aspetto Gloria
ah ah ah ah ah Gloria
per chi accende il giorno e invece di dormire
con la memoria torna a un tuffo nei papaveri
in una terra libera per chi respira nebbia
per chi respira rabbia.
per me che senza gloria
con te nuda sul divano faccio stelle di cartone
pensando a Gloria
gloria manchi tu nell'aria
manchi come il sale manchi più del sole
sciogli questa neve che soffoca il mio petto
t'aspetto Gloria.
Gloria (coro: Gloria)
chiesa di campagna (Gloria)
acqua nel deserto (Gloria)
lascio aperto il cuore (Gloria)
scappa senza far rumore dal lavoro del tuo letto
dai gradini di un altare ti aspetto Gloria

(Gloria - Umberto Tozzi) qui per sentirla

BadMicina alle 10:58 in: vita milanese
commenti: commenti (popup) | commenti
giovedì, giugno 19, 2008

Mi dispiace

Credevo che non lo avrei più fatto.
Pensavo che sforzandomi di essere forte almeno all'esterno, provando a riderci sopra insieme ad un'amica, cercando altre cose su cui concentrarmi e facendo vagare la mia mente su cose superficiali, sarei riuscita a combinare qualcosa di nuovo.
Ho tentato di essere dura così come volevo che tu mi credessi.
Mi dispiace, non ci riesco.
La vera me è quella che adesso sta piangendo, dopo una settimana che aveva smesso di farlo.
Io sono quella che ci credeva, che in silenzio stava cercando di dare il più possibile, un pò per volta. Attimo per attimo.
Sono quella che ha paura di partire perchè probabilmente al mio ritorno non sarà cambiato nulla. Sono quella che non vuole restare perchè teme che, comunque, non cambierà nulla.
E' ironico perchè all'inizio ero io a dire che tutto sarebbe finito. Ed alla fine sei stato tu a farlo.

Mi dispiace, non riesco ad essere forte.

BadMicina alle 14:04 in: sfogo, emozioni
commenti: commenti (popup) | commenti
martedì, giugno 17, 2008

Il mio bivio

 

Per quanto il destino sia avverso, non ci è concesso restare fermi a pensare sul da farsi. La vita ci impone di andare avanti, anche se, in realtà, io m sto trascinando. Per tutte le altre persone questi sono giorni qualunque, per me è diverso.  I giorni sono tutti uguali, ma scorrono; benché io sia metaforicamente ferma, tutto il resto si muove.

In qualche modo continuo a percorrere la mia strada, anche se da sola è molto più difficile. Sto per arrivare ad un bivio e non sono assolutamente certa su cosa sia meglio fare. Qualche giorno fa mi ero detta che la soluzione migliore sarebbe stata sparire per un paio di mesi, lontana da tutto, da sola, immersa in una situazione nuova e che avrebbe richiesto ogni briciola della mia attenzione. Credevo che scappare in un villaggio in qualità di animatrice mi avrebbe permesso di non pensare, arrivare a toccare il letto senza nemmeno avere la forza di pensare, fino a convincermi che in realtà non sia successo niente per cui io debba piangere. Mi sembrava proprio un’ottima idea.

Adesso non ne sono più tanto certa.

Domani avrò il colloquio e sarà il momento in cui dovrò decidere dove indirizzare il mio prossimo passo.

Per cercare di avere una visione più chiara delle due opzioni, ho pensato di fare le classiche colonnine con i pro ed i contro.

Opzione uno: fare l’animatrice/ballerina in un villaggio per 2 mesi.
Pro – lo stipendio a fine lavoro; fare un’esperienza di vita che mi tornerà utile sia sul piano personale che lavorativo; sarei un punto di riferimento per molte persone; se dovessi rendermi conto di non farcela, potrei tornare indietro (senza essere pagata, ovviamente); regalerei tanti sorrisi ai turisti; sarei sempre impegnata.

Contro – sarei lontana da tutto ciò che mi è caro; avrei poco tempo per studiare in vista degli esami di settembre; risolverei davvero qualcosa?

Opzione due: restare qui e attenermi ai piani iniziali. (vacanza a Sharm ed in Croazia)

Pro – avrei tempo per studiare; non sarei lontana dai miei amici (anche se la Pagghy ha promesso di venirmi a trovare in ogni angolo del globo in cui verrei mandata)

Contro – troppi momenti vuoti; niente stipendio, anzi, investimento del capitale proprio; continuerei a stare come adesso?

Entrambe le alternative sono un'incognita. Ho tanta paura di intraprendere una strada e, una volta terminata, arrivare a pentirmi della scelta fatta.
Purtroppo non c'è nessuno in grado di dirmi quale sia la scelta migliore. "Fai quello che ritieni giusto", questo è quello che tutti mi consigliano. Da veri amici, concludono dicendomi "Io ci sarò sempre, qualunque sia la tua decisione, basta che tu scelga la strada che ti renda davvero felice". Non so quale di queste due vie mi renderà davvero felice, probabilmente nessuna delle due, ma devo prendere in fretta una decisione.

 

Esteriormente tento di mascherare quello che provo, e devo dire che ci riesco proprio bene. Dentro, in realtà, mi sento persa e vuota.

 

 

BadMicina alle 19:05 in: interrogativi
commenti: commenti (3)(popup) | commenti (3)
domenica, giugno 15, 2008

Conti in sospeso

Appurato che ultimamente ho visto crollare diversi pilastri su cui contavo, e da giorni mi aggiro tra le macerie tentando di stimare il danno, sono giunta alla conclusione che è ora di fare qualcosa di concreto.
Per iniziare, ho deciso di chiudere un vecchio conto rimasto in sospeso da troppo tempo.
Avevo accennato la cosa in modo volutamente vago, relegandola ad un ruolo marginale ed immergendola in un post dai toni frivoli. Detto in modo molto schietto: la persona che per 2 anni mi è stata accanto, dicendo di amarmi e di voler costruire un futuro insieme a me, in realtà si è concesso qualche tuffo nel passato. In senso letterale. Accusando un momento di solitudine ha deciso di invitare la sua ex per un paio di chiacchiere, che alla fine si sono trasformate in una trilogia di sesso spicciolo. Chiamare me per alleviare il senso di vuoto? Sia mai!
Dopo aver dato a lui la sua dose di calci, schiaffi, insulti e umiliazioni (benchè non risolva nulla in senso concreto, direi che è decisamente terapeutico) mancava solo il confronto con lei.
In realtà era una cosa latente, da molto attendevo la possibilità di averla davanti e poter scambiare qualche parola in modo più o meno civile.
Esordire con "Ciao stronza!" è stato liberatorio. Tono deciso, freddo e la voglia di darle un calcione su quel volto inutile, almeno per toglierle gli occhiali da sole. Credo che sia una gran mancanza di rispetto fare un discorso serio celandosi dietro a delle lenti scure.
Mi sono adeguata alla sua arroganza, che lei pareva non vedere, e ci siamo scambiate parole di ghiaccio per non oltre una decina di minuti. Ovviamente non si è risolto nulla, poichè non vi era effettivamente nulla da risolvere a parole, semplicemente era una cosa da fare. Un gesto oggettivo per chiudere un capitolo, e speriamo che adesso si possa definire completamente chiuso.

BadMicina alle 20:15 in: sfogo
commenti: commenti (1)(popup) | commenti (1)
venerdì, giugno 13, 2008

Favola della buonanotte

Vieni qui, piccola mia, voglio raccontarti una favola che ti faccia sognare. Non ho libri fra le mani, ma per te trasformerò la realtà in una soffice coperta in cui potrai assopirti, cullata dalla mia voce.

Ti narro di una principessa che non vive nemmeno troppo lontano, ed anzi, in realtà credo non sia nemmeno una principessa. Ma tu immaginala affacciata alla finestra di un castello, con la bionda chioma accarezzata dal vento ed un abito color confetto ad avvolgerla.

Di lei si dice che abbia il cuore di ghiaccio. Mentre gli innamorati festeggiano il giorno a loro dedicato, lei attraversa il paese con sguardo di rimprovero, volge loro un’occhiata e scuote il capo in segno di dissenso. Si vocifera inoltre che al pianto di un suo spasimante, sappia solo rispondere alzando le spalle e continuando ad aggiustarsi i capelli. C’è chi crede che nella sua stanza ci sia una pergamena su cui segna i nomi di tutti coloro che hanno tentato di farla cambiare, mettendo in gioco il loro amore e ricevendo in cambio commiserazione. L’amore è per lei un passatempo al pari di una galoppata nel parco; intensa e veloce, pronta a smontare appena le viene a noia. Troppo intenta ad ornarsi di nastrini e preziosi, per preoccuparsi di chi tenta di avvicinarsi.

Questo è quello che si dice, e lei pare vantarsi di questa corazza che le è stata costruita su misura.

Tanti cavalieri e principi di regni lontani hanno provato a sciogliere quel ghiaccio, ma nessuno è mai durato un’intera stagione. Sorgeva perfino il dubbio che non sapesse piangere.

Ma il destino, si sa, ha una lezione in serbo per tutti.

Era un giorno come un altro, con il freddo di gennaio e la pioggia che solitamente è cornice di momenti infausti, quando due sguardi si incrociarono. Un bacio per congedarsi e la promessa di rivedersi. I maligni già ghignavano nell’etichettare il giovane come l’ennesimo premio di cui parlare nelle lunghe sere d’inverno.

Passano i giorni, arrivano i mesi.

Qualcosa si mosse ed ogni sorriso, certo, non vi è dubbio che fosse vero. Era felice. Era felice di scorgerlo mentre l’attendeva accanto al portone, quando restavano solo loro nel buio. E che delizia l’attesa del rivedersi, la mancanza di quelle labbra e la voglia di stringersi per mano e non dire niente, guardarsi e sorridersi godendosi ogni emozione. Attimo per attimo.

Passò l’inverno, giunse la primavera.

Cuore di ghiaccio non credeva che sarebbe successo. Si sentiva fiorire come la natura, pronta a splendere nel sole accompagnata dal suo giovane principe. Lei, che tanto amava scrivere, finalmente poteva scrivere la parola felicità capendola per ciò che è davvero.

Lei era felice.

Già contava le ore che la separavano dal prossimo appuntamento. Le era stato promesso un forte abbraccio ed un bacio da perdere il fiato; poteva gustarli, li immaginava e non chiedeva altro che la luna calasse un altro paio di volte.

Ed ecco che il destino riappare.

Una missiva ed il cielo si rabbuia. Non vi sarà un domani per noi. E fu lì che il suo cuore si ruppe, fu un rumore sordo che fece eco dentro lei.

Cosa farai domani? Lei non se lo chiese, attese quel domani per rivederlo almeno un’ultima volta. Ed eccolo, sorrideva, la prese con sé e nulla sembrava cambiato in quegli istanti condivisi.

Piccola mia, come faccio a raccontarti quello che accadde in seguito. Avevo promesso di trasformare la realtà in favola, avevo giurato di farti sognare.

Cara mia, nella realtà lui se ne andò senza guardarsi indietro. Abbracciò cuore di ghiaccio e sparì lontano. Lei camminò tra la folla, cercando di non sentire, tentando di non capire.

Fu lì che il cuore si sciolse ed il ghiaccio divenne acqua. Mutò in lacrime.

Ma tu non sei pronta per capire che la realtà non è una favola, hai diritto a continuare a sognare.

Ascolta allora ciò che ti racconterò. Lui l’abbracciò, pronto a sparire negli anfratti del destino, convinto di riuscire a trasformarsi in ricordo. Non riuscì però a mettere fine a quell’ abbraccio, tenne stretta a sé la principessa che tremava. E lei pianse, il cuore si sciolse e divenne una fresca cascata di lacrime. Piangeva di gioia.

Rimasero lì, immobili, uniti in un abbraccio.

Erano avvolti dal silenzio, ma quel gesto valse più di mille parole.

Continua a sognare, piccola mia. Ti prego, non smettere di sognare.

BadMicina alle 13:09 in: un futuro da giornalista
commenti: commenti (1)(popup) | commenti (1)
mercoledì, giugno 11, 2008

Se leggerai

Se ti fermerai a leggere questa pagina, sappi che ancora non sono riuscita a trovare le parole che disperatamente cercavo nel momento del lacerante silenzio.
Spero, presto o tardi, di riuscire a raccoglierle e farle mie. Ma soprattutto, spero di riuscire a condividerle con te.

BadMicina alle 22:01 in: sfogo
commenti: commenti (popup) | commenti
martedì, giugno 10, 2008

'Cause it's all just the same at the end of the day

Oggi non sono rimasta a casa a studiare. In compenso ho dato l'esame di psicologia generale. Un altro 28, di cui non posso assolutamente lamentarmi.
Stamattina Giuseppe mi aspettava con un dolce regalo: un muffin al cioccolato ed una ciambella con la marmellata. Un gesto di vero affetto, e non sapeva nemmeno il mio disastroso stato emotivo.
Magari mi concederò un giro al parco. Sperando che il temporale non mi sorprenda nuovamente. Ieri non è caduta nemmeno una goccia d'acqua, almeno finchè non ho raggiunto il lato opposto del parco; in quel momento è sceso il monsone, per cessare proprio appena ho varcato la soglia di casa.
In serata, è in programma una cena a casa dell'Ale insieme agli amici. Qualche risata, una coreografia di techtonique ed un sorriso di sostegno.
Ma alla fine, quando mi metto a letto, mi rendo conto della sensazione di vuoto che non riesco a colmare. Che io rimanga a casa, io che esca solo per cercare di liberare la mente, alla fine non rimane niente.

Perchè è tutto uguale a fine giornata. Don't throw it all away...

Sing a sad song
In a lonely place
Try to put a word in for me
It's been so long
Since I found this place
You better put in two or three
We as people, are just walking 'round
Our heads are firmly fixed in the ground
What we don't see
Well it can't be real
What we don't touch we cannot feel

Where we're living in this town
The sun is coming up and it's going down
But it's all just the same at the end of the day
And we cheat and we lie
Nobody says it's wrong
So we don't ask why
Cause it's all just the same at the end of the day
We're throwing it all away
We're throwing it all away
We're throwing it all away at the end of the day

If you need it
Something I can give
I know I'd help you if I can
If you’r honest and you say that you did
You know that I would give you my hand
Or a sad song
In a lonely place
I'll try to put a word in for you
Need a shoulder? well if that's the case
You know there's nothing I wouldn't do

Where we're living in this town
The sun is coming up and it's going down
But it's all just the same at the end of the day
When we cheat and we lie
Nobody says it's wrong
So we don't ask why
Cause it's all just the same at the end of the day

Don't throw it all away
Don't throw it all away
Don't throw it all away
Don't throw it all away
Throwing it all away
Throwing it all away
Throwing it all away

Throwing it all away
Throwing it all away
You're throwing it all away at the end of the day

(Sad song - Oasis)


BadMicina alle 17:07 in: sfogo
commenti: commenti (popup) | commenti
domenica, giugno 08, 2008

Immortalare un istante

E' incredibilmente vero quel che si dice "la poesia nasce da una lacerazione interiore". Mi ci rispecchio completamente. In qualsiasi posto mi trovi, sento che vorrei essere da un'altra parte; ma so di non poter stare nell'unico luogo in cui sarei felice. Da questo nasce la mia voglia di scrivere. Finisco così con l'immortalare i momenti più tristi e difficili. Perchè mai dovrei conservare questi istanti? E' contraddittorio. Prego affinchè tutto questo passi in fretta, eppure lo rendo immortale grazie alla mia penna.
Poi entro in camera mia, mi guardo intorno e continuo a riflettere. Ogni parete è colma di foto: vecchi e nuovi amici, dai miei luoghi dell'anima alla vacanza di fine superiori. Ed eccomi lì, con i ricci color oro in groppa ad un pony, e poi, in contrasto, con una minigonna rosa all'entrata di una discoteca. Solo sorrisi e smorfie. Non una lacrima.
Le foto nascono in un momento, intrappoli la gioia che è evanescente e pronta a scappare come una farfalla. Nella poesia, invece, c'è più di un sorriso che si distende nel tempo di un click. C'è la consapevolezza dei propri sentimenti, la paura che si scontra con la voglia di trasmetterli, la felicità dei ricordi e la voglia di riappropriarsi di quella serenità, l'intensità del dolore che ora si prova.
Provo ad accostarli. La foto di un bel momento ed uno scritto di quando quel sorriso è venuto a mancare. In quell'immagine trovo ciò per cui vale la pena combattere, la forza di impugnare la penna e rendermi consapevole di quello che si muove in me, e scrivo finchè non mi sento sicura di dire che nella prossima istantanea di felicità, voglio che ci siamo ancora noi.

BadMicina alle 19:16 in: liberi pensieri
commenti: commenti (popup) | commenti
venerdì, giugno 06, 2008

Pensiero e ragionamento

Il pensiero è l’attività per eccellenza. Il ragionamento è la parte del pensiero che acquisisce conoscenze.

Il pensiero decisionale è fondamentale per l’economia quotidiana della nostra vita. L’effetto framing è come viene inquadrato il problema.

Pseudiodiagnosticità e focalizzazione = tendenza a focalizzare alcuni aspetti a discapito di altro

Pseudodiagnosticità = si trascurano elementi utili per una diagnosi

Incoerenza = talvolta vengono accettate due informazioni tra loro incompatibili

 

Un problema consiste in una situazione nuova che richiede comportamenti nuovi. Avvertiamo un problema come difficile quando pensiamo di non avere gli strumenti per risolverlo.

LA SOLUZIONE DEI PROBLEMI

quando un soggetto si trova in una situazione da cui non sa uscire, la situazione è percepita come un problema.

La rappresentazione dei problemi

una delle euristiche più utili consiste nel considerare i modi alternativi di descrivere un problema. La descrizione di un problema consiste in quattro parti.

- stato iniziale: il modo in cui vengono descritte le condizioni di partenza

- stato-obiettivo: il modo in cui viene illustrato l’obiettivo da raggiungere

- operatori: le operazioni per passare da uno stato all’altro

- stati intermedi del problema: gli stati che si ottengono applicando un operatore a uno stato in vista del raggiungimento dell’obiettivo

il modello mentale di questi aspetti di un problema è lo spazio del problema. Lo stato iniziale di un problema è spesso critico.

Le impostazioni mentali negative

un’impostazione mentale è la tendenza a proseguire a fare qualcosa nello stesso modo. Un’impostazione negativa è la tendenza a ripetere percorsi erronei e a lavorare su un problema senza successo. Questa tendenza solleva una questione sul transfer di apprendimento: gli apprendimenti precedenti possono diventare un ostacolo per apprendimenti successivi, quando si seguono vecchi metodi per risolvere problemi nuovi. È come se il pensiero avesse una certa quota di inerzia nel suo funzionamento e trovasse difficoltà a esplorare nuovi procedimenti e percorsi mentali.

La fissità funzionale del pensiero

 i modi in cui siamo abituati a considerare gli oggetti dell’esperienza possono condurre all’impostazione negativa nota come fissità funzionale del pensiero.
Il transfer di apprendimento e l’analogia dei problemi

le impostazioni negative sono esempi di transfer negativo di apprendimento: qualcosa che abbiamo appreso in passato ostacola nuovi apprendimenti. Un transfer positivo di apprendimento ha luogo quando possiamo applicare con successo apprendimenti passati a situazioni nuove. Due condizioni: l’apprendimento antecedente deve essere applicabile alle nuove condizioni; è necessario avere la consapevolezza di questa trasferibilità dell’apprendimento.

Conoscere la soluzione di un problema analogo aiuta i soggetti a trovare la soluzione di questo problema? In pochi usano l’analogia per risolvere il problema, a meno che non vi sia una condizione di suggerimento esplicito.

3.5. L’ insight (intuizione) e la ristrutturazione mentale dei problemi

gli elementi sorprendenti dell’insight sono la sua repentinità e la sua imprevedibilità. Non è un processo sequenziale, passo dopo passo e lineare; ma è un processo che giunge di colpo nella sua globalità e interezza. Per questa ragione è imprevedibile, e gli stessi soggetti sono consapevoli di questa condizione.

Wertheimer interpreta l’insight in termini di ristrutturazione cognitiva del campo problematico, in base alla quale si ha una riorganizzazione profonda e unitaria degli elementi del problema. In un successivo approfondimento del processo dell’insight, Davidson ne ha individuate tre distinte fasi:

1.       codifica selettiva. L’insight ha luogo quando si riesce a determinare le informazioni che meritano di essere elaborate ulteriormente

2.      combinazione selettiva. L’insight ha luogo quando scopriamo un nuovo modo di combinare gli elementi del problema

3.      confronto selettivo. L’insight ha luogo quando un confronto più originale del solito porta a conseguenze non intraviste prima

nella prospettiva qui indicata l’insight è fortemente associato con le soluzioni creative e con le scoperte del pensiero. Esse sembrano avvenire lungo quattro fasi: la preparazione, l’incubazione, l’insight e la verifica.



Stasera e domani lo stadio di S. Siro, che posso felicemente ammirare dalla mia finestra, ospiterà Vasco Rossi. Sarà quel che sarà, ma io i biglietti li volevo, li volevo per bagarinarli. Vista la vicinanza fisica con l'evento, posto una canzone dell'ultimo album. Probabilmente, se la sentissi cantata da lui finirebbe con il non piacermi; mentre invece, fermandomi al testo, riesco anche a ritrovarmi.



Almeno adesso che
Siamo seduti qui
Perché non mi racconti
Cosa non va per te
Perché non resti qui
...Non hai tempo mai
Perché non ti fermi
Dimmi dove vai

Vieni qui! Vieni qui!
Vieni qui! Vieni qui!

So che non è così
Quello che avevi in testa
Non ci puoi fare niente
La vita non si ferma
Perché non pensi che
Ora che sei con me
Se anche non ti ricordi
(se anche) non sai perché
Vieni qui! Vieni qui!
Vieni qui! Vieni qui!
Vieni qui! Vieni qui!
Vieni qui! Vieni qui!
GUARDAMI

Non potrai mai trovare un altro come me
Sarà difficile perfino anche per te
Che hai sempre avuto tutto
Tutto facile

Almeno adesso che
Siamo seduti qui
Perché non me lo dici
Quello che vuoi da me
Cosa vorresti che
Cosa vorresti se
Se tu potessi avere
Tutto quello che c'è
Vieni qui! Vieni qui!
Vieni qui! Vieni qui!
Vieni qui! Vieni qui!
Vieni qui! Vieni qui!

GUARDAMI
Non potrai mai trovare un altro come me
Sarà difficile perfino anche per te
Che hai sempre avuto tutto
Tutto facile

GUARDAMI
Non potrai mai trovare un altro come me
Sarà difficile perfino anche per te

Che hai sempre avuto tutto
Tutto facile

Vieni qui! Vieni qui!
Vieni qui! Vieni qui!
Vieni qui! Vieni qui!
Vieni qui! Vieni qui!



(Vieni qui - Vasco Rossi)

 

 

 

 

BadMicina alle 13:40 in: cultura varia
commenti: commenti (popup) | commenti
giovedì, giugno 05, 2008

Milano è troppo piccola

Ho tanta voglia di viaggiare, ma sono certa di non aver mai girato ogni zona di Milano. Spesso riesco a perdermi anche nei luoghi che conosco, non trovo la strada o le confondo; è che a volte mi sembrano davvero tutte troppo uguali.
Eppure, ieri sera ho avuto l'impressione che, in fondo, Milano non sia neppure così grande.
Se ad ogni angolo riuscivo a trovare un ricordo, un nodo alla gola, credo che nemmeno la mia città sia abbastanza grande per regalarmi un attimo di tregua. Camminavo dove per anni ho consumato le suole, sempre facendolo con una estrema superficialità. Ma ieri era come se camminassi dietro ai ricordi, e pareva quasi di vederli materialmente palesarsi davanti ai miei occhi. Sentivo le risate e soffocavo le lacrime.
Mi sento così impotente, e la sensazione di aver tanto da dare ma non poter far nulla è una cosa lacerante.
Riesco a trovare pace solo quando i pensieri mi concedono il tempo di dormire. I sogni riflettono i desideri inconsci; lì riesco a trovarti come vorrei, come sono certa sia possibile fare.
E quando verso quei fiumi di parole che tanto mi sono cari. Ultimamente mi sono sentita sciocca per tutte le cose che scrivo, forse perchè mi sento vulnerabile. Ieri mi sono commossa leggendo il blog di una ragazzina. Non ha scritto niente di speciale, nulla che ci farebbero analizzare ad un corso di letteratura. Ma soffriva. Quando stai male, non vi sono parole colte per esprimere questa sensazione; anzi, i termini più semplici sono quelli che arrivano dritti al punto, solleticano il cuore, diretti, così forti perchè quando piangi riesci solo a dire "Sto male...". Eppure, nemmeno le parole riescono ad esprimere pienamente quella stretta che ti fa agitare la testa come per scacciarla, e che ti fa desiderare che presto giunga il momento di svegliarsi. Una abbraccio, forte come quella stretta alla gola che ti attanaglia, quello varrebbe più di tutte le parole che sarei mai in grado di dedicarti. Le parole, in fondo, possono commuovere perchè toccano i ricordi. Ed anche se sarai lontano io continuerei a scrivere. Ma un abbraccio... l'abbraccio è quello a cui rinunci se decidi che non ci sarà più un noi, ed in quel momento capirai se realmente ne vale la pena. Se fra le mie braccia senti un brivido, fermati, tienimi accanto a te e non dire nulla. Capirò da sola.

Ti ho raccontato storie che ancora mi somigliano
Nell'universo nero si disperdono
Sono diversa
Sono nuova
Ma le note ancora mi appartengono
Parlo con te
Parlo con te
E tu spiegami adesso tutto questo silenzio dove va a finire
Se non riesco a parlarti e non so più toccarti
Mi sento morire
Parlo con te
Parlo con te
Ti ho raccontato delle strade che ti portano fino alla luna
e i tuoi pensieri adesso si dissolvono
Ti ho raccontato delle lettere di te che non bastavi mai
Cantavo di te
Cantavo di me
E tu spiegami adesso tutto questo silenzio dove va a finire
Se non riesco a parlarti e non so più tccarti
Mi sento morire
Morire come fosse l'ultima speranza
di trovare una bellezza ancora intatta
Ancora intatta
Ti ho raccontato storie che ancora mi confondono
I tuoi pensieri adesso si nascondono
Vorrei che tu volessi ancora le parole mie che cambiano
Parlo con te
Parlo con te
E tu spiegami adesso tutto questo silenzio dove va a finire
Se non riesco a parlarti e non so più toccarti
Mi sento morire
Spiegami questa distanza
Spiegami tu l'indifferenza
Ora non so più mentire
Ho trovato il coraggio di dire mi sento morire
Morire come fosse l'ultima speranza di trovare una bellezza ancora intatta

(Giorgia - Parlo con te) qui per sentirla

BadMicina alle 11:26 in: emozioni, vita milanese
commenti: commenti (popup) | commenti
mercoledì, giugno 04, 2008

Iniziano gli esami

Per me gli esami del secondo semestre sono ufficialmente iniziati oggi con teologia. Resto dell'idea che non dovrebbe essere un corso obbligatorio, e soprattutto che non dovrebbe influire sul voto di laurea come, invece, è in suo potere. L'obbligo di frequenza ha smontato il mio iniziale piano di seguire solo la prima lezione e poco più, così ho seguito praticamente ogni lezione, prendendo appunti diligentemente. Non lo avrei mai detto, ma alla fine sono anche riuscita ad appassionarmi. Ammetto di non essermi particolarmente ingobbita sugli appunti per prepararmi a questo esame, ma la cosa che mi rende veramente fiera, è che ho davvero compreso il messaggio dei brani che ho analizzato oggi. Ho esposto tutto in modo pacato, forse troppo, per questo il mio voto si è fermato a 28. Ne sono soddisfatta, ovviamente, soprattutto perchè non credevo nemmeno che avrei raggiunto il 25.
Mi è tornata in mente la prima lezione di teologia. In quell'aula che sembra un cinema, con la luce soffusa ed i divanetti comodi... e fuggire appena terminata la prima ora.

Nonostante questa piccola soddisfazione, non riesco a distrarmi dai miei pensieri. In strada riesco a trattenere le lacrime, ma adesso, che sono da sola, i sussulti non possono più essere soffocati e lascio cadere le lacrime.
Nel momento del bisogno, stupida me, sono solo in grado di piangere un po’. E’ un sussulto che poi cessa. Un tuono che urla per farsi sentire in tutta la sua potenza,  poi si esaurisce, torna ad amalgamarsi nel silenzio in cui era sempre stato. Poi riprende, ancora più forte ed incontenibile. E nel lampo che lo precede, vedo il tuo viso. Che colpa ne ho io, se non posso farne a meno. La voglia di tenerti per mano, sorridere, essere insieme preda del silenzio. Non ci sarebbe bisogno di dire nulla, un semplice cenno ed il desiderio di affrontare quel temporale che tanto fa paura ai piccoli. Così fragili, colpiti dal vento, non siamo altro che bambini alle prese con le loro paure, che bramano una carezza per essere rassicurati e la luce accesa. Passerà il temporale, perché tutta la sua forza finisce con l’esaurirsi nel tempo di un bacio. Si può scappare in preda al panico, oppure, passare quei minuti nella stretta di un bacio. Null’altro, se non la reciproca voglia di dissipare la paura che, in realtà, avvolge entrambi.

 

BadMicina alle 12:25 in: sfogo, università
commenti: commenti (popup) | commenti
martedì, giugno 03, 2008

Emozioni

Le emozioni sono degli istanti. Gioia, dolore, paura... non sono altro che frangenti.
Puoi rincorrere la felicità per una vita intera, e quando la afferri, puoi gustarla solo il tempo di inarcare le labbra in un sorriso. La tristezza, dura il tempo di una stretta al cuore.
Ci metti tanto, tempo e forza, per costruire qualcosa. Ed alla fine, nel bene o nel male, non resta che un battito di ciglia che fa scomparire tutto. Ne varrà la pena?
Sto piangendo, mentre scrivo. Ho nel petto la delusione e la tristezza di chi, in poco tempo, ha visto scivolare tra le dita molte cose su cui contava. Una fitta, un sordo dolore e le lacrime scendono contro la tua volontà.
E' la consapevolezza.
Provi a non sentire, tenti di mischiare quelle parole in mezzo alle altre che, in fondo, hanno solo la mera funzione di cornice. Poi capisci; ti rendi conto che tutto quello che è stato, che ti aspettavi e che speravi, in fondo si riassumere in poche e schiette parole. E' un momento, nient'altro che un momento.
Un dottore direbbe che la mia temperatura ipotalamica è salita. Uno psicologo chiamerebbe tutti gli altri pensieri con il freddo nome di processo di ruminazione mentale.
Ma io voglio riferirmi alla stupida emozione così come è bello immaginarla. E' una cosa forte, possente a cui è impossibile rimanere indifferente. Ti fa saltare se il mondo ti sorride, e piangi, urli e soffochi nel tuo respiro quando stringi i pugni e ti rendi conto di non avere nulla fra le dita. La cosa che più fa soffrire è proprio questa. Dove hai messo tanto, alla fine, ti pare di non avere più nulla.
Quelle parole, quelle poche parole hanno cancellato i bei momenti. Sono lì, come dipinte su un muro. Chiudi gli occhi e volti la testa, ma loro restano lì. Fredde, immobili, reali. Le lacrime danno un momento di tregua, ma il cuore continua a battere forte. Non puoi farci nulla e riapri gli occhi, le fissi, restando ferma come loro; pensi, le ignori ancora, rimandi a poi il tempo di pensarci davvero. Già, rimandi, ma loro ti scrutano e nel loro tremendo silenzio ti ricordano che tanto, prima o poi, di quel muro dovrai farne qualcosa.
Ed io, adesso, cosa voglio farne di quel muro?
Non credo che esita una porta, la via facile, chissà perchè, io nemmeno provo a cercarla.
Girare la schiena e correre via: saggezza o immaturità?
Sedermici contro ed aspettare prendendo il sole, intanto pensare, ed attendere che un passante commenti quelle scritte e mi dia nuovi spunti per un nuovo pensiero.
Abbattere quel muro. Urlare e picchiare forte i pugni su qualcosa che è ben più duro della mia debole carne, e mischiare il sangue con le lacrime fino a lasciare un segno. Il mio sangue macchierà quelle parole, e sarà il mio ultimo sforzo per provare a fare qualcosa, forse insensato, probabilmente lo è.
Lasciare le lacrime è cosa che tutti possono fare. Ed io non sono tutti. Ho sempre creduto, forse con superbia, di avere qualcosa di speciale. Tenacia o stupidità, un confine probabilmente troppo labile. Se vedessi che il mio sangue cancella quelle scritte, allora con tutta la forza mi ci avventerei contro.
Come vorrei che questa, proprio questa fosse la scelta giusta.
Ora è buio, resterò ad aspettare la mano tesa ed il sussurro di un passante. Mi siederò di fronte a quella scritta, come fosse un confidente o il più temuto nemico, la guarderò e penserò. Lei è lì, non si muove, e nemmeno io mi muoverò.

Sì, anche questa volta ho scritto...

BadMicina alle 01:58 in: emozioni
commenti: commenti (popup) | commenti
lunedì, giugno 02, 2008

Ci vuole Karma!

Festa speciale per un'amica speciale; domenica primo giugno la mia Pagghy ha compiuto 23 anni. Il party ha avuto luogo sabato sera ed è iniziato con un aperitivo nel suo nuovo appartamento, approfittanto dell'assenza dei suoi coinquilini. Patatine, crostata al cioccolato e Coca-Cola, rigorosamente bevuta da tutti nello stesso bicchiere, come simbolo di fratellanza (e idiozia). Apertura dei regali: un romantico bouquet di fiori, un libretto di perle zen, giardino zen per scaricare i nervi quando litiga col moroso e un geniale cartello da appendere in macchina con la scritta "Vacca a bordo". Da parte mia ha ricevuto un morbido paguro peluche, per rendere omaggio al soprannome che ci scambiamo.
Tappa successiva: ristorante.
Una tranquilla pizzeria ci ha ospitati per soddisfare i nostri appetiti. Tranquilla... almeno finchè non siamo entrati noi a sporcarla con argomenti da veri Lords, quali "il cunnilinguo quando la donna ha il ciclo" ed ovviamente altre immancabili zozzerie. Dopo un dibattito su come occupare il resto della notte, dopo aver depennato il karaoke, siamo giunti ad un nome: Karma.
Era davvero da tanto tempo che non mettevo piede in quel locale, e, a dire il vero, era tanto che non andavo a ballare in un locale a me congeniale.
Fortunatamente avevo scelto l'abbigliamento ideale: minidress nero senza spalline, peep-toe bianche e la mia adorabile lovely Dior.
Ammazziamo il tempo che ci separa dagli altissimi decibel della discoteca cercando su youtube alcuni video di tektonique e tentando di imitarne le movenze.
Finalmente giunge l'ora e la carovana si mette in marcia. Allo scoccare della mezzanotte partono gli auguri, le urla e dalla macchina di alcuni compari ci giunge anche una bottiglia di spumante. Sorseggiare l'inebriante bevanda e cantare I love rock 'n roll è sicuramente il riscaldamento ideale per iniziare una nottata di divertimenti. Ci siamo accomodati su un divanetto della sala revival, ed è stato un pò spiazzante scoprire che il revival attuale consiste principalmente nelle canzoni che ero solita ascoltare a tutto volume ai tempi delle medie.
Starò mica diventando antica senza rendermene conto?
Insieme alla Vale mi sono avventurata per le altre sale, riuscendo anche a conquistarmi un cubo nel momento in cui passavano Dirrty e ballare 4 minutes senza pensare ad altro. Grazie al cielo, ma giusto per ricordarmi che non sono asessuata, ho ricevuto attenzioni da portatori sani di testosterone. Tutti prontamente respinti, sia chiaro, ma è piacevole vedere che non sono totalmente indifferente agli esponenti dell'altro sesso.
Le ore sono trascorse senza che me ne accorgessi finchè non ha cominciato ad albeggiare. Alle 5 abbiamo lasciato il locale, attraversando il parcheggio stando in 7 in una macchina e poi godendoci il meraviglioso spettacolo delle prostitute che fanno l'autostop per tornare a casa e godersi il meritato riposo.
A quando la prossima festa?


{I'm outta time and all I got is} (four minutes, four minutes) {eh}
{I'm outta time and all I got is} (four minutes, four minutes) {eh}
{I'm outta time and all I got is} (four minutes, four minutes) {eh}
{I'm outta time and all I got is} (four minutes, four minutes) {eh}
{I'm outta time and all I got is} (four minutes, four minutes) {eh}
{I'm outta time and all I got is} (four minutes, four minutes) {eh}
{I'm outta time and all I got is} (four minutes, four minutes) {eh}
{I'm outta time and all I got is} (four minutes, four minutes) {eh}
{Come on... eh... hey... ah... come on...}
{Breakdown...}

Come on boy... I've been waiting for somebody to pick up my stroll
(Well don't waste time give me a sign tell me how you wanna roll)
I want somebody to speed it up for me then take it down slow
There's enough room for both
(Well, I can handle that you just gotta show me where it's at
Are you ready to go, are you ready to go)

[If you want it, you already got it
If you thought it, it better be what you want
If you feel it, it must be real just
Say the word and imma give you what you want]

Time is waiting (we only got four minutes to save the world)
No hesitating... grab a boy (grab a girl)
Time is waiting (we only got four minutes to save the world)
No hesitating (we only got four minutes, four minutes)

(Keep it up, keep it up, don't be a pri, hey... Madonna, uh)
[You gotta get in line, hop...] tick tock tick tock tick tock
(That's right, keep it up, keep it up, don't be a pri, hey... Madonna, uh)
[You gotta get in line, hop...] tick tock tick tock tick tock

Sometimes I think what I need is a you intervention, yeah
(And you know I can tell that you like it
And that it's good, by the way that you move, ooh, hey)
The road to hell is paved with good intentions, yeah
(But if I die tonight at least I can say I did what I wanted to do
Tell me, how bout you?)

[If you want it, you already got it
If you thought it, it better be what you want
If you feel it, it must be real just
Say the word and imma give you what you want]

Time is waiting (we only got four minutes to save the world)
No hesitating... grab a boy (grab a girl)
Time is waiting (we only got four minutes to save the world)
No hesitating (we only got four minutes, four minutes)

(Keep it up, keep it up, don't be a pri, hey... Madonna, uh)
[You gotta get in line, hop...] tick tock tick tock tick tock
(That's right, keep it up, keep it up, don't be a pri, hey... Madonna, uh)
[You gotta get in line, hop...] tick tock tick tock tick tock

{Breakdown... yeah....} tick tock tick tock tick tock
{Yeah... uh huh...} tick tock tick tock tick tock
{I only got four minutes... to save the world}

(4 minutes - Madonna feat. Justin Timberlake&Timbaland) qui per sentirla

BadMicina alle 20:08 in: vita milanese
commenti: commenti (popup) | commenti